E i Martelli decidono di non chiedere i danni

Le vittime restano a casa e non partecipano all’udienza: non vogliamo vederli, meglio dimenticare
LANCIANO. «Non li voglio vedere. Un conto è ricordare l’accaduto e un conto ricordare pure le facce dei banditi. Magari fra 3 o 4 anni vanno in giro per Lanciano… e dovrei anche riconoscerli. Vorrei evitare questa situazione. Poi o ci siamo al processo, o no, l’esito sarà lo stesso». Il medico Carlo Martelli e la moglie Niva Bazzan non si sono recati nell’aula di Corte d’Assise dove c’era l’udienza preliminare a carico dei 6 romeni accusati del colpo alla loro villa, nonché delle torture a cui sono stati sottoposti (il medico fu pestato a sangue, ricevette pugni in pieno volto e subì la rottura di una vertebra; alla moglie Bazzan invece è stato tagliato metà del padiglione auricolare destro). I coniugi potevano costituirsi parte civile e chiedere un risarcimento danni, invece hanno lasciato perdere. «Non vogliamo restare impelagati in una rincorsa a chissà quale condanna: sarà la stessa, con o senza la nostra presenza», dice il medico, «ci saranno delle prove e sarà un giudice a decidere. Poi, ribadisco, non li voglio vedere». «I coniugi non erano in aula e noi avvocati prendiamo atto di questa scelta», dice l’avvocato Roberto Crognale, legale dei fratelli Turlica, «non sappiamo se faranno richieste risarcitorie in separata sede, come loro diritto. Vedremo». Ma non ci saranno richieste del genere da parte di Martelli e Bazzan che fin dall’aggressione, quando erano nei letti dell’ospedale Renzetti, con i volti tumefatti e la paura negli occhi, non hanno mai espresso parole di rabbia o vendetta verso i banditi. E per questo loro equilibrio straordinario, di persone abituate al bene (medico lui, infermiera lei, genitori di un ragazzo diversamente abile nonché tra i fondatori dell’Anffas Lanciano), hanno ricevuto numerosi attestati di stima e premi. «Non è che non andando rinunciamo alla giustizia», precisa Martelli, «ci rappresenterà la procuratrice, che non ancora ho avuto il piacere di conoscere». Spetterà dunque al procuratore capo Mirvana Di Serio delineare il quadro accusatorio, fornire al giudice Giovanni Nappi le prove raccolte in 6 mesi di indagini serrate portate avanti con polizia, scientifica e carabinieri. (t.d.r.)

