E il capo si bruciò l’auto per evitare sospetti

Di fronte alle richieste dei clienti senza soldi e vetture, li accusò del rogo: ora è nei guai anche per calunnia
VASTO. Erano due le figure di spicco del clan che è riuscito a truffare 500mila mila euro a 58 vittime sparse in tutta Italia: P.D, 34enne di San Salvo, che in passato ha mietuto truffe anche fuori regione, e N.S., coetaneo di Roccaspinalveti. Quest’ultimo, oltre all’associazione a delinquere finalizzata alle truffe e frodi informatiche, è accusato anche di spaccio, incendio doloso e calunnia. Il 18 settembre 2020 l’uomo è arrivato a bruciare la propria auto accusando gli stessi clienti truffati di essere gli autori del rogo. I clienti a cui N.S. aveva venduto le auto fantasma reclamavano la consegna delle vetture. L’uomo ha cercato di tranquillizzarli con varie scuse. Quando i clienti, spazientiti, hanno cominciato a lamentarsi in modo più deciso, l’indagato ha architettato la messa in scena. Dopo aver incendiato la propria auto, ha accusato le vittime della truffa di essere i responsabili dell’incendio doloso. Non sapeva N.S. di essere intercettato. E, nel corso dei colloqui intercettati, i carabinieri hanno scoperto anche cessioni di droga. L’elenco dei reati contestati per le vendite truffaldine, nel suo caso, si è quindi allungato con altre tre contestazioni: spaccio, incendio doloso e calunnia.
Non è escluso che oltre alle vittime già accertate ve ne siano anche delle altre che hanno taciuto per vergogna. Di certo le vittime, oltre a pretendere la riconsegna delle somme di denaro versate, intendono chiedere risarcimenti danni. A confermarlo è l’avvocato Antonello Cerella che assiste l’imprenditore che per primo ha denunciato la maxi truffa internazionale. (p.c.)

