E il comunicato del sindaco riscrive la storia della Liberazione

26 Aprile 2015

CHIETI. «La Festa della Liberazione è di tutti gli italiani, di tutti coloro che hanno condannato e condannano le violenze della seconda guerra mondiale ed è la festa di ogni italiano che crede nei...

CHIETI. «La Festa della Liberazione è di tutti gli italiani, di tutti coloro che hanno condannato e condannano le violenze della seconda guerra mondiale ed è la festa di ogni italiano che crede nei valori della democrazia e della libertà. Grazie alla sinistra teatina, invece, oggi (ieri) abbiamo scoperto che esistono due '25 aprile', l' uno comunista e l'altro degli italiani»,

lo ha dichiarato il sindaco Umberto Di Primio, a margine della Festa della Liberazione a Chieti. «Ancora una volta abbiamo dovuto assistere ad una manifestazione indegna per la nostra città», ha detto, «con protagonista quella parte politica che vive a sinistra e continua ad avere idee comuniste e veterocomuniste, pensando che la Festa della Liberazione sia una celebrazione soltanto di qualcuno o ancor peggio soltanto loro. Non accetto lezioni da nessuno». Violenze della seconda guerra mondiale? No, signor sindaco. La festa della Liberazione è degli italiani, ma di quelli che hanno liberato il Paese dalla dittatura nazifascista, dalle leggi razziali firmate da Mussolini, dalle violenze di una guerra voluta da un governo asservito ai nazisti. Parlando della Costituzione Pietro Calamandrei scrisse: «Questo è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati».

(Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955). E non mi sembra che Calamandrei fosse proprio un comunista, signor sindaco. Tutto il resto è revisionismo. (k.g.)