E il questore chiude due locali allo Scalo

Scatta la sospensione per 15 giorni. L’accusa: «Sono punti di spaccio e di ritrovo per i pregiudicati»
CHIETI. «Luoghi di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti e ritrovo abituale di persone pericolose e pluripregiudicate per reati specifici». È questa la motivazione con cui il questore Francesco De Cicco ha sospeso, per 15 giorni, la licenza per la distribuzione di alimenti e bevande in due locali di Chieti Scalo.
Le contromisure
Una risposta mirata che rientra nella strategia più ampia di prevenzione e controllo delle attività illecite della movida nella zona dello Scalo. Da tempo la questura di Chieti, in collaborazione con l’Arma dei carabinieri e la guardia di finanza ha rafforzato i controlli e la vigilanza nei locali più popolosi di Chieti. In particolare, nei due locali coinvolti, si sono verificati fatti con «importanti ricadute per l’ordine e la sicurezza pubblica», si legge in una nota diffusa dalla questura, che hanno spinto il questore De Cicco ad applicare l’articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Si tratta di una norma che consente al questore, per gravi motivi di ordine pubblico, di sospendere la licenza per la somministrazione di bevande e alimenti ai clienti. E nel caso di violazioni ripetute, può scattare addirittura la revoca definitiva della licenza per il locale interessato dal provvedimento. Ma questo non è l’unico strumento utilizzato di recente per fronteggiare le degenerazioni della movida.
Il Daspo ai violenti
Per chi si rende protagonista di episodi violenti, infatti, può scattare il “Daspo Willy”, ossia il divieto di frequentare bar e pub che prende il nome dal giovane di Colleferro pestato a morte, nel settembre del 2020, in una rissa. Il provvedimento del questore, in questo caso, può scattare nei confronti di coloro che «abbiano riportato una o più denunce o condanne anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi tre anni per la vendita o la cessione di droga, per fatti commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, plessi scolastici, sedi universitarie, locali pubblici o aperti al pubblico». Non è più necessario, quindi, attendere il passaggio in giudicato della sentenza di condanna o la conferma in appello della pronuncia di primo grado: il questore adotta la misura «per ragioni di sicurezza» e dopo aver valutato «gli elementi derivanti dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli accertamenti di polizia». Per gli spacciatori lo stop può durare fino a cinque anni. Il Daspo può essere disposto anche nei confronti delle persone «denunciate, negli ultimi tre anni, per reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in pubblici esercizi o in locali di pubblico trattenimento e nelle immediate vicinanze degli stessi, o per reati non colposi contro la persona, contro il patrimonio o con l’aggravante della discriminazione razziale». In questo caso, la durata del provvedimento può variare da sei mesi a due anni. Le nuove norme prevedono anche un giro di vite per il reato di rissa: se qualcuno rimane ucciso o riporta delle lesioni personali, la pena, per la sola partecipazione, va da sei mesi a sei anni.
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