E il rifugio Pomilio è di nuovo isolato

1 Dicembre 2016

PASSO LANCIANO. Alla prima neve caduta qualche giorno fa, il rifugio Pomilio si è trovato di nuovo isolato. I tre chilometri di strada provinciale ceduta all’ente Parco che separano la struttura dal...

PASSO LANCIANO. Alla prima neve caduta qualche giorno fa, il rifugio Pomilio si è trovato di nuovo isolato.

I tre chilometri di strada provinciale ceduta all’ente Parco che separano la struttura dal tratto che torna transitabile a partire da Mammarosa, sono di nuovo impercorribili. Lo scorso inverno il rifugio è rimasto isolato per 15 giorni fino a che i gestori non hanno chiamato, a proprie spese, una turbina per riaprire la strada. La nuova gestione, partita nel 2015 dopo otto anni di chiusura, affidata a Roberto e Francesco D’Emilio, padre e figlio, ha dovuto spendere 8.000 euro, per tutta la stagione, per mantenere la strada transitabile. «L’ente Parco dice che non ha soldi», si sfoga Roberto D’Emilio, «ma quando ha ricevuto la strada dalla Provincia si era impegnato a tenerla pulita, in sicurezza e sgombra dalla neve. Non è possibile che non ci sia un'istituzione in grado di costringere l’ente Parco a rispettare le promesse fatte».

Il tutto a discapito non solo dei gestori del Pomilio che ci hanno rimesso di tasca propria, ma anche della montagna e dei tanti che comunque vogliono viverla. «Quest’estate» aggiunge «la passeggiata Indro Montanelli sembrava Corso Manthoné a Pescara, tanta la gente che c’era. Sono venuti da tutto il mondo, dal Giappone, dalla Svezia, dalla Russia e dall’Indonesia per poter stare sulla terrazza più bella d’Abruzzo. Le istituzioni però hanno deciso di abbandonare questa montagna». Dal calderone delle istituzioni assenti D’Emilio salva soltanto il Comune di Rapino, che «con il sindaco Rocco Micucci ci chiama spesso per sapere come stiamo, anche se con i mezzi che ha a disposizione non può esserci di grande aiuto» e il Cai che «con il presidente Ennio Melena e il vice presidente Eugenio Di Marzio, sulla struttura ha investito moltissimo. Lo abbiamo fatto anche noi, spendendo 170 mila euro per gli interni, ma ora vorremmo che anche l’ente Parco rispettasse gli impegni». (a.i.)