E il settore edile in crisi mette in vendita anche le impalcature
La casa resta il sogno dei vastesi, ma non ci sono più i soldi per comprarla. L’economia del Vastese è in profonda recessione: l’industria è al palo, l’artigianato è in affanno e non sta certo meglio...
La casa resta il sogno dei vastesi, ma non ci sono più i soldi per comprarla. L’economia del Vastese è in profonda recessione: l’industria è al palo, l’artigianato è in affanno e non sta certo meglio l’edilizia. La crisi ha messo il freno ad ogni attività. In due anni il territorio ha perso migliaia di posti di lavoro. I cantieri sono tristemente fermi. Sono diversi gli edili che hanno messo in vendita le impalcature e il materiale metallico usato nei cantieri. Inevitabile l’effetto domino anche sul commercio. I progetti di riconversione fino ad oggi sono stati una grande delusione. Un capitolo amaro riguarda le quote rosa.
Duemila posti di lavoro persi negli ultimi due anni. Da mesi le associazioni di categoria lanciano accorati appelli e invocano rimedi. «É necessario rimettere in moto l’economia», insistono i sindacati. «Senza un lavoro fisso e senza certezze per il futuro nessuno investe più sulle abitazioni».
Tanti i fabbricati incompleti. E anziché ultimarli, le imprese smontano i cantieri e gli operatori del settore cercano di ricavare qualcosa dalla vendita di impalcature e suppellettili. Nel comprensorio il 70% dei cantieri è fermo. Il presente preoccupa, il futuro fa paura. La soluzione stante così la situazione, appare una chimera. L’agonia delle costruzioni provoca la crisi dei comparti collegati: elettricisti, falegnami, impiantisti. Il fatturato delle imprese che producono materiali edili è sceso del 25%. Le imprese edili ancora iscritte a Edilcassa sono poche migliaia. Nel 2012 erano 8 mila. Su 60mila addetti distribuiti nelle ventimila attività della provincia è a rischio il 10% dei lavoratori.
Gli industriali da mesi stanno cercando di trovare il modo per ottimizzare il costo della produzione, ridurre le uscite finanziarie e salvare i posti di lavoro.
«Ma è necessaria l’attenzione della politica. A Roma ci hanno dimenticati», hanno protestato alcuni lavoratori. «Servono strade e servizi altrimenti Vasto e il Vastese non interesseranno più nessuno», ripetono Cgil, Cisl e Uil. I sindacati sollecitano così incentivi mirati e nuove forme di finanziamento. (p.c.)
Duemila posti di lavoro persi negli ultimi due anni. Da mesi le associazioni di categoria lanciano accorati appelli e invocano rimedi. «É necessario rimettere in moto l’economia», insistono i sindacati. «Senza un lavoro fisso e senza certezze per il futuro nessuno investe più sulle abitazioni».
Tanti i fabbricati incompleti. E anziché ultimarli, le imprese smontano i cantieri e gli operatori del settore cercano di ricavare qualcosa dalla vendita di impalcature e suppellettili. Nel comprensorio il 70% dei cantieri è fermo. Il presente preoccupa, il futuro fa paura. La soluzione stante così la situazione, appare una chimera. L’agonia delle costruzioni provoca la crisi dei comparti collegati: elettricisti, falegnami, impiantisti. Il fatturato delle imprese che producono materiali edili è sceso del 25%. Le imprese edili ancora iscritte a Edilcassa sono poche migliaia. Nel 2012 erano 8 mila. Su 60mila addetti distribuiti nelle ventimila attività della provincia è a rischio il 10% dei lavoratori.
Gli industriali da mesi stanno cercando di trovare il modo per ottimizzare il costo della produzione, ridurre le uscite finanziarie e salvare i posti di lavoro.
«Ma è necessaria l’attenzione della politica. A Roma ci hanno dimenticati», hanno protestato alcuni lavoratori. «Servono strade e servizi altrimenti Vasto e il Vastese non interesseranno più nessuno», ripetono Cgil, Cisl e Uil. I sindacati sollecitano così incentivi mirati e nuove forme di finanziamento. (p.c.)

