E l’ex conceria avvelena anche i siti confinanti

La ditta Mantini scopre nel terreno «valori anomali»: 13 marzo riunione con l’Arta L’allarme svelato in una lettera al Comune: «Inquinamento da sorgenti esterne»
CHIETI. «Sono risultati valori anomali dei contaminanti attribuibili a sorgenti esterne al sito». L’ultimo allarme per la zona di via Penne è contenuto in una lettera mandata al Comune a fine 2017 dalla ditta Mantini, l’impresa dei rifiuti ricadente nel perimetro del Sir di Chieti Scalo. Il sito riguarda un’ex fabbrica di scarpe rilevata dalla Mantini accanto all’ex conceria Cap, il mostro da 40mila metri quadrati che incombe sulla strada fatto di una palazzina che cade a pezzi e capannoni con tetti in eternit ormai bucati. Ma l’inquinamento che fa più paura è quello che non si vede. E che proviene dai terreni avvelenati dall’ex conceria, che è in vendita all’asta. Se ne parla anche in un’ordinanza del Comune del 2008 e ancora valida con il divieto di uso dell’acqua dei pozzi e di coltivare i campi: «Una contaminazione delle acque sotterranee da composti pericolosi quali solventi clorurati, idrocarburi pesanti e cromo 3», dice l’ordinanza che segnala «un rischio di propagazione della contaminazione nella zona corrispondente a un raggio di circa 1.000 metri dal sito ex conceria».
Così, l’inquinamento riscontrato dalla Mantini è proprio quello che proviene dall’ex Cap. Monitorando gli inquinanti nel proprio sito, come prevede il piano di caratterizzazione, la Mantini ha scoperto altri contaminanti: secondo l’Arta, «risulta necessario rivalutare lo stato di contaminazione del sito». Il caso sarà al centro di una conferenza dei servizi il 13 marzo alle 10 nella sede del Comune di via delle Robinie.
Fra due giorni, il 27 febbraio, con inizio alle 10, si discuterà, ancora in conferenza dei servizi, di un altro progetto di bonifica riguardante un’altra area del Sir, di proprietà della ditta Mantini, con rifiuti interrati. La ditta ha presentato un progetto di «tecnologie di fitorimedio» per cancellare un lungo elenco di sostanze tossiche capaci di inquinare pure la falda acquifera «anche se in assenza di rischi sanitari»: fiori, piante e alberi per bonificare i veleni. Sarà un incontro decisivo: Comune e Arta sono chiamati a dire sì o no alla proposta della ditta. Nel terreno della Mantini sono stipati rifiuti sottoterra: il sito, secondo il documento, è un concentrato di veleni «in conseguenza dell’acclarato stato di contaminazione ambientale del sito con contaminazione delle acque sotterranee per i parametri di ferro, manganese, nichel, alluminio, piombo, arsenico, toluene, 1.1 dicloroetilene e cloruro di vinile anche se in assenza di rischi sanitari». (p.l.)

