E l’imprenditore ribattezzato come “il Padrino”

Modi da Padrino e linguaggio in codice. Così, secondo il gip di Perugia Carla Maria Giangamboni, i fratelli Giovanni (detto Gianni, nella foto) e Luciano Bellia coordinavano una sorta di sottosezione...
Modi da Padrino e linguaggio in codice. Così, secondo il gip di Perugia Carla Maria Giangamboni, i fratelli Giovanni (detto Gianni, nella foto) e Luciano Bellia coordinavano una sorta di sottosezione teatina dell’associazione a delinquere. Con la retata della polizia postale a fine febbraio del 2017, oltre ai due imprenditori di Chieti, erano finite in carcere altre 5 persone. I Bellia, ha sottolineato il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare, non erano ben visti dal marchigiano Cristiano Cocci Grifoni. Quest’ultimo, tra i vertici del gruppo e giudicato con un fascicolo a parte, «si lamentava dei comportamenti da Padrino di Gianni (non a caso chiamato Padrino parte II; ndc) e delle pretese avanzate dai due in occasione dei riparti» dopo aver portato a termine i piani truffaldini. «Il linguaggio in codice e l’estrema sinteticità delle informazioni scambiate al telefono non lasciano dubbi sullo spessore criminale di Gianni Bellia che, per pregresse vicende personali, conosce perfettamente le tecniche investigative e il rischio di essere intercettato, tanto da dare assoluta priorità all’incontro personale», ha annotato il giudice. (g.let.)

