E la Asl boccia il San Camillo: «Prestazioni in calo da 3 anni»

ATESSA. La decisione della conversione del San Camillo in ospedale di Comunità con annesso PPI (punto di primo intervento e attività residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti e...
ATESSA. La decisione della conversione del San Camillo in ospedale di Comunità con annesso PPI (punto di primo intervento e attività residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti e malattie cronico degenerative) è basata su cifre fornite dalla Asl, contenute nell’allegato A della delibera del 14 dicembre 2016 del direttore generale. Dati che si riferiferiscono all’ultimo triennio quando l’ospedale di Atessa aveva già subito una serie di spoliazioni di primari, reparti e attività.
Nel triennio 2011-2013 i pazienti ricoverati nell’ospedale di Atessa sono stati 8.592 di cui 4.857 proveniva dal distretto Sangro-Aventino, 1038 da Vasto-Costa Sud, 542 dall’Alto Vastese, 1541 da Lanciano. Il 38% (4 su 10) dei ricoveri è stato «potenzialmente inappropriato». Gli atessani che, nello stesso triennio, sono stati ricoverati sono stati 1682; questi i comuni del Sangro Aventino con maggiori ricoveri: Paglieta 503, Tornareccio, 252; Roccascalegna, 135; Perano, 182; Montazzoli, 124; Casoli, 343; Archi, 238; Altino, 216. Interessante è osservare l’andamento della popolazione fragile, anziani soprattutto: ogni 100 pazienti, l’81% di accessi al pronto soccorso.Nel 2014, il totale degli accessi al pronto soccorso è stato di 9682 pazienti (7925 pazienti del Sangro-Aventino). Per quanto riguarda l’attività ambulatoriale 170.561 sono stati gli esami di laboratorio e 35.807 i prelievi, 82 le viste diabetologiche e 620 quelle dermatologiche. Nell’ambulatorio di chirurgia 64 sono state le ecografie, 333 le endoscopie; 1000 piccoli interventi diagnostici e terapeutici. Per la medicina interna 1377 sono state le visite cardiologiche, 528 emodialisi; 2589 ecg., 1512 le visite ortopediche; 7572 le radiografie, 1162 le tac e 1485 le risonanze magnetiche.
«Alla luce dei dati che evidenziano un ampio utilizzo delle risorse ospedaliere per il trattamento delle cronicità» si legge nel documento della Asl «è possibile affermare che il potenziamento delle strutture territoriali deve orientarsi verso un utilizzo appropriato delle attività specialistica ambulatoriale con conseguente aumento della qualità dell’assistenza». (m.d.n.)

