E la Fondazione fa un altro ricorso

13 Ottobre 2019

Appello per rimettere le mani sull’istituto: verdetto legato al tribunale dell’Europa

CHIETI. Non si ferma la battaglia giudiziaria della Fondazione Carichieti per rimettere le mani sulla banca risolta e sul suo tesoro di opere d’arte confluite nel portafoglio della Ubi. Dopo un ricorso respinto in due gradi di giudizio, sia al Tar del Lazio nel 2016 che al Consiglio di Stato all’inizio del 2019, per ottenere l’annullamento del provvedimento con il quale la Banca d’Italia, nel 2015, aveva avviato la risoluzione della Carichieti, all’epoca in amministrazione straordinaria, e del decreto (sempre del 2015) del ministero dell’Economia con il quale la banca era stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, la Fondazione Carichieti chiede la revocazione della sentenza. Cioè un nuovo esame giudiziario. Secondo la Fondazione, alla base della sentenza ci sarebbe un errore. E la sesta sezione del Consiglio di Stato, con il presidente Sergio De Felice, congela il procedimento in attesa di un verdetto della Corte di giustizia dell’Unione europea sul contestato intervento del Fondo interbancario: «Il collegio reputa necessario attendere il pronunciamento. Il presente giudizio deve essere quindi sospeso sino alla definizione dell’appello pendente davanti alla Corte di giustizia». Il salvataggio delle banche in crisi è stato o no un aiuto di Stato? Questo deve decidere il tribunale dell’Ue.
Nel giudizio in corso davanti al Consiglio di Stato sono coinvolti anche la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Economia, la Banca d’Italia, la Ubi Banca, la Rev - Gestione crediti spa e la Kpmg spa.