E’ morto Luciani l’ultimo capitano della Brigata Maiella

15 Febbraio 2016

Così Zulli (dell’Anpi) ricorda il combattente della libertà Aveva 94 anni, non si sentiva un eroe ma un uomo di pace

CHIETI. A pochi giorni dal ricordo dell’eccidio dei nove giovani partigiani teatini fucilati a Colle Pineta di Pescara l'11 febbraio 1944 dai nazisti tedeschi, su delazione dei fascisti locali, un altro di quei ventenni che seppero opporsi alla tirannide scegliendo di combattere, rischiando la propria vita, per gli ideali di libertà, giustizia, democrazia e pace, ci ha lasciato: Giorgio Luciani, combattente prima nella Banda Palombaro e successivamente comandante del secondo plotone della Brigata Maiella, della quale fu Presidente onorario di Chieti, è morto all'età di 94 anni. Lascia la moglie Adele ed i figli Luciana e Sandra. I funerali si svolgeranno questa mattina, alle 10, nella chiesa di Madonna delle Grazie.

La "Brigata Maiella", guidata dal leggendario comandante Ettore Troilo, nato a Torricella Peligna nel 1898, avvocato civilista, combattente antifascista, fu protagonista di numerose battaglie contro gli invasori tedeschi a Pizzoferrato, Torricella Peligna, Gessopalena, Casoli e in tanti altri Comuni del Sangro-Aventino prima di dare il suo prezioso contributo, con i suoi partigiani, alle battaglie di Brisighella e Monte Castellaccio del Senio.

Alla testa della "Brigata Maiella", entrò, dopo aver contribuito a rompere la linea gotica a Bologna, il 21 aprile 1945, a Bologna, prima di altre truppe liberatrici.

Giorgio Luciani fece parte di questa "Brigata Maiella" che tanto ha fatto per liberare l'Italia, con molte azioni di carattere militare che portarono alla concessione della Medaglia d'oro al valor militare, unica formazione partigiana ad aver avuto questo riconoscimento, con decreto firmato dall'allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti, l'11 febbraio 1964.

La "Brigata Maiella" ebbe 54 caduti, 131 feriti di cui 36 mutilati, 15 medaglie d'argento, 43 di bronzo, 144 croci al valor militare e, di questa grande storia, ha fatto attivamente parte Giorgio Luciani, medaglia di bronzo che soleva dire, a noi più giovani con i quali si intratteneva volentieri per parlare delle sue esperienze, che «non si sentiva un supereroe ma semplicemente un uomo che ha amato la libertà, la giustizia, la democrazia e la pace, combattendo per questi obiettivi».

Ricordando i tanti morti, feriti, mutilati, le sofferenze patite, Giorgio si poneva sempre lo stesso interrogativo: «Ma è stata questa l'Italia per la quale abbiamo combattuto e sofferto?», scuotendo amaramente la testa. Come dargli torto?

I tanti partigiani che hanno combattuto, armi in pugno, per liberare l'Italia dall'oppressore nazista e dal servilismo fascista, dopo gli entusiasmi della nascita della Repubblica ( 2 giugno 1946 ), l'approvazione di una delle Costituzioni più avanzate del mondo entrata in vigore il 1° gennaio 1948, la rinascita economica dopo le immense distruzioni della guerra, hanno dovuto fare i conti con il terrorismo nero e rosso, le diverse crisi economiche, una disoccupazione sempre più crescente che ha vanificato i sogni e le aspirazioni delle giovani generazioni che, obiettivamente, non era tra i loro auspici.

Giorgio Luciani ci ha lasciato per sempre e la speranza è che le nuove generazioni ne conoscano, apprezzandole, le gesta e ne seguano l'esempio, per difendere e rafforzare le nostre libertà.

*(vice presidente vicario

della sezione Anpi

"Alfredo Grifone" di Chieti)