E via Penne resta una discarica

27 Agosto 2019

Cumuli di calcinacci e bidoni di solventi: il sito contaminato è terra di nessuno

CHIETI. Ci sono le lastre di eternit, sempre le stesse da oltre un anno, i cumuli di calcinacci, i bidoni di solventi, una bombola di gas e i mobili distrutti. È questa l’emergenza cronica di via Penne: dopo le case, a un passo dal fiume Pescara, si apre la terra di nessuno che custodisce di tutto.
Via Penne, con l’ex conceria Cap che resta una minaccia per l’ambiente nonostante sia dismessa da decenni, fa parte del Sir di Chieti Scalo, il Sito di interesse regionale per l’inquinamento. Qui si incontrano i rifiuti abbandonati tra case e fabbriche e, sottoterra, una contaminazione «diffusa» che parte dall’ex conceria e arriva fino al fiume con «la presenza di composti pericolosi quali dicloroetilene e tricloroetilene» e «un indice di rischio non accettabile della falda acquifera per l’uomo nel raggio di 1.000 metri». Messa così, i rifiuti abbandonati – non c’è neanche una telecamera che sorvegli la zona e scoraggi gli incivili che arrivano anche con i furgoni – rappresentano un inquinamento che non fa paura: dal 2008, come recita un’ordinanza dell’allora sindaco Francesco Ricci ancora in vigore dopo 11 anni, è vietato usare l’acqua dei pozzi, coltivare i campi, mangiare le verdure dell’orto, fare scavi e il pascolo degli animali. Qui si invoca e si aspetta la bonifica dei veleni dal 2006 ma, in 13 anni, non è accaduto niente nonostante quella bonifica fosse bollata come «necessaria» e «urgente». (p.l.)