Ecco il traduttore dall’italiano al dialetto

3 Luglio 2023

Domani la presentazione del volume al museo Barbella. Bigi: «Vi svelo le regole della parlata teatina»

CHIETI. Lo scrittore ed esperto di storia locale Aurelio Bigi presenta il suo ultimo volume, il “Traduttore dalla lingua italiana alla parlata teatina e viceversa”. Si tratta di uno studio inedito, «che non intende essere un dizionario o qualcosa di simile», spiega l’autore, «ma un semplice strumento che viene incontro agli amanti della parlata teatina e del dialetto in generale».
Il volume di 240 pagine viene presentato domani pomeriggio alle 18, al museo Barbella. L’iniziativa è stata organizzata dal Rotary Chieti. Saranno presenti, oltre a Bigi, anche il presidente Rotary Chieti Gregorio Di Luzio, il sindaco Diego Ferrara e il vicesindaco Paolo De Cesare.
«Per meglio entrare nella parlata teatina», dice Bigi, «bisogna tener presente alcune cose fondamentali: innanzitutto che siamo portati a non pronunciare la penultima vocale. Ad esempio le parole come penna e matita si pronunciano “penn(e)” e “matit(e)”. Per cui spesso lo stesso termine, pensiamo ad esempio a un aggettivo, rimane invariato sia al maschile che al femminile: una persona magra verrà pertanto detta “secche” (con l’ultima “e” non pronunciata) sia se uomo sia se donna. In altre occasioni il singolare e il plurale vengono differenziati non dall’ultima vocale, come accede nella lingua italiana, ma dalla penultima vocale: “lu dulore”, “li dilure”. Talora viene scambiato l’uso del verbo ausiliario avere con quelle essere: per cui “ho mangiato” diventa “so’ magnate”. La parlata teatina si identifica anche per talune caratteristiche come la sovente trasformazione della “t” in “d”, per cui “il vento” si dice “lu vende”, o come l’abitudine di raddoppiare consonanti, è il caso di “debito” che diventa “debbete” o “muso” che diventa “musse”».(a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.