Ecco l’oro rubato, proprietari cercansi

17 Marzo 2016

Negli interrogatori uno degli arrestati si difende e rivela: «Nessuna rapina, ho solo pestato chi molestava mia moglie»

LANCIANO. Spille, bracciali, orecchini e quattro orologi, probabile provento di furto. Li hanno trovati i carabinieri in casa di Antonio Angelucci, 26 anni (difeso da Davide Tupone), che nega di aver preso parte allo scippo dell’11 febbraio in via Dei Bastioni. Per il giovane sono oggetti personali, i militari invece hanno deciso di divulgare le foto per risalire ai legittimi proprietari. Chi dovesse riconoscere i propri monili può rivolgersi al comando di via Del Verde.

«Non l’ho rapinato, l’ho picchiato perché molestava mia moglie». Sarebbe stata un’aggressione per difendere la sua donna e il suo onore quella compiuta da Mauro Renato Cupido, 28 anni, assieme alla moglie Tommasina Ranalli, 27, la sera del 15 febbraio scorso ai danni di un 54enne di Santa Maria Maggiore. L’uomo, per Procura e carabinieri, fu pestato a sangue da Cupido, Ranalli e Pasquale Aitoro, tutti arrestati, e rapinato di 50 euro e un bancomat. Nell’interrogatorio di garanzia in carcere, però, Cupido, rappresentato dall’avvocato Vincenzo Menicucci, ha ricostruito in modo diverso i fatti. «Cupido e la moglie hanno collaborato con il giudice Canosa (la donna, in carcere, a Chieti è stata ascoltata dal giudice Antonella Redaelli) rispondendo alle domande», dice il legale, «hanno respinto ogni addebito e spiegato che l’aggressione c’è stata e ne pagheranno le conseguenze, ma è stata frutto di un gesto di rabbia di Cupido nel difendere la moglie che sarebbe stata molestata dal 54enne». L’uomo conosceva la Ranalli perché saltuariamente gli faceva le pulizie in casa. La sera dell’aggressione le avrebbe fatto delle avances e l’avrebbe pagata 50 euro per le sue prestazioni sessuali. All’appuntamento la Ranalli non sarebbe voluta andare ma fu «costretta» dal marito, che si sarebbe presentato nell’abitazione e fatto giustizia da sé, pestando l’uomo. I due pare non abbiano fatto il nome di Aitoro che, in base alle indagini, ha fatto parte della rapina. Questi, difeso da Brasile, è l’unico che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Cupido ha poi ammesso i prelievi con la carta di credito rubata, che gli sarebbe stata data da Gessica Angelucci, la quale conosceva l’anziano a cui era stata sottratta. Lo stesso che fu vittima di una rapina con pestaggio, il 25 gennaio scorso, e di cui la donna è accusata. Difesa dall’avvocato Gianluca Carlone di Pescara, dal carcere di Chieti ha negato di aver preso parte alla rapina: ha detto che quel giorno l’anziano l’avrebbe chiamata per restituirle dei soldi, che lei andò all’appuntamento con Cupido e che non immaginava che l’incontro sarebbe degenerato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA