Ecco l’ospedale che vogliono toglierci

E’ più grande di San Siro. Febbo: «Deve nascere a Chieti, non a Sambuceto. D’Alfonso sia chiaro una volta per tutte»
CHIETI. San Siro è Lilliput rispetto al nuovo ospedale di Chieti più grande di uno stadio da 80 mila spettatori, con mille posti auto in più, cinquecento letti, ristorante e bar, che accende la sfida elettorale tra Luciano D’Anfonso e le destre e decreta la fine anticipata del manager Francesco Zavattaro troppo scomodo per la nuova giunta regionale. Le immagini che pubblichiamo del project financing da 200 milioni di euro di un gruppo di imprese con a capo la Maltauro, quel colosso coinvolto nello scandalo veneziano del Mose, sono uno scoop. E’ l’ultima versione del progetto, scaduto ma anche rinnovato due volte dai proponenti. Come dire che quest’ospedale s’ha da fare. Ma dove? A Chieti come voleva e vuole Zavattaro, e con lui Mauro Febbo, leader teatino di Forza Italia? Oppure su quella che è stata ribattezzata la Striscia di Gaza, fra Chieti e Pescara, per la precisione a Sambuceto, come volevano D’Alfonso e l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci? Volevano ma non vogliono più perché, negli ultimi giorni, sull’onda della campagna elettorale, il governatore ha frenato in corsa e, facendo retromarcia per non irritare l’elettorato teatino e mettere nei guai il candidato Luigi Febo, dice e fa dire che l’opera faraonica sorgerà a Chieti. Gli crediamo?
Staremo a vedere che cosa accadrà dopo le elezione. Sta di fatto che la giunta regionale continua a bruciare il terreno attorno al manager che per primo ha sposato la causa del nuovo ospedale, soluzione ideale per abbattere i tre corpi del vecchio a rischio crollo da cemento impoverito. Ma è di ieri la notizia che Zavattaro ha dovuto stoppare, su diffida di D’Alfonso, il concorso per assumere tre tecnici specializzati per la manutenzione di Tac ed ecografi, per lasciare i posti liberi ai geometri, esperti di asfalti ed edilizia scolastica, che la Provincia affiderà alla roulette della mobilità. Tac e asfalti non hanno nulla in comune, ma così va l’Italia. Torniamo al nuovo ospedale: «Deve restare a Chieti», intima Febbo, «D’Alfonso sia chiaro una volta per tutte: dica che rinuncia a realizzarlo nella Striscia di Gaza». Si attende la risposta del governatore (chiara e concreta). Intanto Sara Marcozzi, ovvero i Cinquestelle, entra in campo non in punta di piedi e va oltre: «Se vogliamo risolvere i problemi davvero, non strumentalizziamo il campanilismo, ma lavoriamo per una Asl unica e regionale che riconosca Chieti come Azienda Ospedaliera Universitaria!». Di Asl unica avevano già parlato D’Alfonso e Chiodi. La davano per certa. Ma è bastato svelare il piano di fusione delle sole Asl di Chieti e Pescara per accendere un rogo sul campanile.

