Ecco la cisterna romana sotto piazza San Giustino

È una struttura di epoca imperiale, ne avevano già parlato gli storici nel 1800 Le ricerche archeologiche della Soprintendenza termineranno tra due settimane
CHIETI. Eccola la grande cisterna di epoca romana riaffiorata sotto la superficie di piazza San Giustino di cui parlavano gli studiosi sin dal 1800. Gli esperti della Soprintendenza archeologica, diretta da Rosaria Mencarelli, ci stanno lavorando da una ventina di giorni e nella giornata di ieri hanno ricoperto tutto, non prima di aver scattato le foto dei ritrovamenti. «Si tratta di una grande cisterna», spiega la responsabile degli scavi Rosanna Tuteri, «di età imperiale piuttosto tarda, secondo o terzo secolo. Lo capiamo perché ha tagliato le strutture dell’edificio di età romana decorato con mosaici, la domus di cui parla l’archeologo Vincenzo Zecca nel 1800». La cisterna è poi stata ricoperta da strutture alto-medievali, questo fa dire agli archeologi della Sovrintendenza che l’epoca in cui è stato costruito il serbatoio idrico sia proprio quello a cavallo tra i due periodi storici, la prima età imperiale, di cui Chieti ha ancora molti reperti, a partire dai tempietti romani. Una cisterna di questo tipo parla dell’antica Teate come di una grande città, riferimento territoriale per i Marrucini e per tutto il tratto di territorio che dalla Maiella arriva al mare.
«Il deposito che abbiamo scavato», continua Tuteri, «è importante perché denota una organizzazione dell’accumulo e poi della redistribuzione dell’acqua notevole per una città che aveva dei sotto-servizi degni della sua articolazione». La bellissima cisterna ora riposerà ancora al sicuro sotto terra. I lavori della Sovrintendenza procedono spediti, anche perché sulla piazza occorrerà costruire a breve una passerella per permettere il passaggio della Processione del venerdì santo in mezzo al cantiere. Le foto scattate resteranno a futura memoria: «Purtroppo», spiega Tuteri, «i ritrovamenti sono incompatibili con la funzione di piazza che ha piazza San Giustino. Nel senso che se a Chieti occorre una piazza, i reperti non si possono tenere a vista. Se invece serve un parco archeologico allora il discorso cambia, ma anche in questo caso non sarebbe facile, sebbene nulla sia impossibile. Si tratta di precise strategie e volontà politiche. Noi stiamo facendo ciò che ci compete: abbiamo cercato, scavato, trovato e documentato quello che c’è sotto la piazza. Poi non tocca più a noi. Abbiamo anche trovato i mosaici documentati da Zecca, insieme anche ad altri ritrovamenti. I mosaici, o meglio i frammenti di mosaici, sono interessanti perché risalgono alla prima età imperiale: noi li stiamo documentando e consolidando». Gli scavi stanno per volgere al termine. Secondo Tuteri tra due settimane saranno terminati. A quel punto potranno riprendere i lavori di riqualificazione della piazza. Il cronoprogramma della riqualificazione di piazza San Giustino prevede come data di ultimazione dei lavori quella del prossimo luglio. I lavori da un milione e mezzo di euro sono stati avviati dalla passata amministrazione a settembre 2020.

