Ecco la confessione dell’indagato: l’ho colpito con un pugno

17 Marzo 2016

D’Onofrio, 24 anni di Chieti, così disse al pm Falasca Ma aggiunse: «Non potevo fare altro che difendermi»

Questa che pubblichiamo in esclusiva è la confessione integrale del giovane teatino indagato, Emanuele D’Onofrio, interrogato un anno fa in procura dal pubblico ministero Giuseppe Falasca, alla presenza del difensore Roberto Di Loreto. Su questo verbale si sviluppa tutta l’inchiesta sulla morte di Simone Daita. Non facciamo alcun commento. Ciascun lettore può farsi la propria opinione dei fatti.

. «Durante il primo approccio, fuori dal bar Bon Bon, Daita Simone, che avevo già conosciuto due anni prima, mi ha offeso dicendomi che ero "una testa di cazzo". Io gli ho risposto pacatamente dicendogli che il mondo ne è pieno e l'ho lasciato perdere entrando nel bar insieme al mio amico B.A.

Sul momento ho percepito che il mio interlocutore aveva l'alito vinoso ma non ho constatato altri sintomi tipici dell’assunzione di alcool: Simone Daita non barcollava, parlava correttamente e sembrava presente a se stesso.

Dopo essere entrato nel bar, ed avere chiesto un cocktail servito in un bicchiere di plastica, sono uscito fuori dal locale per rimanere a chiacchierare con i miei amici che occasionalmente ho incontrato sul posto.

Una volta uscito mi sono messo vicino all'ottica Medori che aveva le saracinesche abbassate. Stavo parlando con G. D.T. e F.D.V.s, quando Simone Daita mi si è avvicinato nuovamente. Mi si è parato davanti, a distanza molto ravvicinata, e mi ha chiesto dove ci eravamo conosciuti. Nonostante si fosse avvicinato molto non aveva un atteggiamento aggressivo perché se avessi percepito la sua ostilità mi sarei allontanato.

Alla sua domanda gli ho risposto che forse ci eravamo visti in giro. Proprio in quel frangente, appena data la risposta, il mio interlocutore caricava il braccio destro e mi sferrava un pugno che mi attingeva alla parte sinistra del mento.

Il colpo era forte ed io l'ho accusato tant'è che, pur non facendomi vacillare con il corpo, mi ha fatto girare la testa dal lato destro. In realtà ero ben saldo sulle gambe poiché avevo un piede a terra e l'altro poggiato con la pianta sul muro retrostante, per intenderci quello che divide le saracinesche dell'ottica Medori.

Non appena assorbito il colpo ho guardato con sorpresa il mio aggressore perché non mi aspettavo che agisse in quel modo. Ma prima che riuscissi a dire o a fare qualcosa, Daita mi aveva già afferrato per il bavero e mi aveva spinto contro il muro dove io sbattevo con la schiena perché, nel frattempo, avevo tolto il piede con il quale mi ero appoggiato al muro stesso. Dopodiché l'ho visto che caricava nuovamente il braccio destro per colpirmi ancora con un pugno.

Così ho lasciato cadere il bicchiere con la bevanda. L'ho afferrato anch'io per la giacca ed ho cercato di togliermi dalla posizione con le spalle al muro, posizione nella quale ero in balìa del mio aggressore.

Entrambi avvinghiati per le rispettive giacche abbiamo ruotato e Daita Simone si è trovato con il bar alle sue spalle e la saracinesca dall’ottico alla sua sinistra. A quel punto mi ha sferrato un altro pugno che, per effetto della nostra rotazione mi ha preso solo di striscio sempre alla parte sinistra del mento.

Considerato il persistere dell’atteggiamento aggressivo del mio antagonista e visto che non lasciava la presa del mio bavero e che nessuno dei presenti interveniva a darmi una mano, pur essendo presente un adulto che osservava la scena, ho pensato che non potevo far altro che difendermi.

Quindi ho colpito Daita Simone con un pugno al volto, ricordo precisamente di averlo preso al mento lateralmente. Il mio antagonista è stato sospinto, per effetto del colpo, contro la saracinesca dell'ottico sbattendovi con la spalla o la parte sinistra della schiena. Per effetto dell’impatto è tornato al centro del porticato ed è caduto di schianto con le spalle rivolte al bar e finendo disteso a terra con la testa in direzione del locale. Si è piegato prima sulle ginocchia e poi è caduto a corpo morto».

Al pm che infine gli chiede se è sicuro di aver colpito la vittima con un solo pugno o con due o più, D’Onofrio risponde così: «Sono certissimo di averlo colpito al mento con un solo pugno anche perché è immediatamente caduto a terra. Subito dopo, sono rimasto sul posto per circa un minuto.

Ero molto agitato e spaventato per quello che era accaduto. Mi sono allontanato solo dopo che la titolare del bar ha chiamato l'ambulanza». (l.c.)