Ecco la trebbiatura in mezzo ai palazzi

I Diodato e un gruppo di amici fanno rivivere la tradizione Il Landini anni ’20 dà il via ai lavori, poi la festa da zì Giulie
CHIETI. Dai balconi dei palazzi di via degli Equi, ma anche da altre zone del Tricalle, ieri mattina è stato possibile ammirare la scena dell'antica trebbiatura e rivivere la vita di campagna. Alle 8 per accendere il trattore “Landini” degli anni Venti, si è dovuta usare la fiamma di una bombola gpl, motivo questo che fa chiamare quel mezzo “a testa calda”. Poi, dopo robusti sbuffi di fumo nero, quasi ad accompagnare il caratteristico “stum stum stum stum” del motore, le pulegge hanno iniziato a trasmettere la propulsione alla trebbiatrice: lu tiramanoppie, lu battitore, lu crivelle, hanno iniziato a funzionare; i sacchi a riempirsi di chicchi; l’imballatrice ad avvolgere la paglia. Non si è trattato, però, di una rievocazione che spesso accompagna qualche sagra paesana ma di una vera e propria trebbiatura organizzata da Giulio e Massimo Diodato, padre e figlio. «La nostra famiglia» racconta ancora madido di sudore Giulio «è legata alla tradizione e cerchiamo di adempiere le sane usanze contadine, dall’uccisione del maiale alle buttije di pummadore, utilizzando metodi ormai in disuso. Sono dieci anni che Massimo, imprenditore edile, utilizza quest’antiche macchine per trebbiare. È una festa, è un rito che trasmettiamo alle nuove generazioni». Ieri per trebbiare un ettaro di terreno ci sono volute quattro ore, una moderna trebbiatrice impiega un quarto d’ora. Gli uomini impiegati circa 15, tre le donne addette alla cucina; spettatori d'eccezione: Gennaro D'Arcangelo, 94 enne e Di Risio, 93 anni; Antonia, si appena tre anni, figlia di Danilo, fratello di Massimo. Ogni trebbiatura che si rispetti ha un fondamentale corollario: la festa sull'aia di zi’ Giulie.
Il "suono" del Landini si placa, le pulegge si fermano, la polvere si attenua, entrano in gioco penne al ragù, pollo al forno e patate, formaggi, salami, dolci, vino bianco e gassosa, rosso per i più temerari; è il momento della ddù bbotte, dei balli, della festa che riempie i cuori e attenua fatica e pensieri; almeno per una sera.

