Ecco perché l’aria dello Scalo è appestata

21 Novembre 2015

Decine di Tir scaricano rifiuti chimici a Selvaiezzi dove ieri è esplosa una bombola. E spunta mega perdita d’acqua potabile

CHIETI. Ore 17,30: da Selvaziezzi chiamano il Centro. «L’aria è appestata, indossiamo le mascherine. I nostri occhi sono rossi e lacrimano». Chi parla, dall’altra parte del telefono, non esagera. E’ davvero così.

Da quattro giorni, allo Scalo, tra le aziende della vallata, accanto al depuratore del Consorzio di Bonifica e a quello di una società veneta, oltre che nella vicina via Custoza, si respira un’aria che sa di plastica bruciata e uova marce. Avete presente l’acqua sulfurea di Caramanico Terme? E’ zucchero rispetto a Selvaiezzi. Le telefonate di protesta, da San Martino, arrivano a decine. Le prime dalle 9 di ieri. Non si poteva non andare sul posto. Ecco la cronaca di quello che abbiamo visto e fotografato.

Alle 10,30, lungo la stretta via semiasfaltata e disseminata di buche che conduce al depuratore consortile, incrociamo decine di autobotti che arrivano - ci dicono - ogni mattina a Chieti dal Nord Italia con le cisterne piene di rifiuti chimici. Le operazioni di scarico sono corrette? La risposta dovrebbe darla un esperto. Ma l’Arta, nonostante la denuncia del sindaco, Umberto Di Primio e, ancora prima, il reportage fotografico del consigliere del Pd, Filippo Di Giovanni, non si è mossa. Il Comune si era anche rivolto alla Asl, ma anche in questo caso Di Primio è stato snobbato. Qualcuno, che incontriamo davanti al depuratore e all’azienda confinante, ipotizza che la puzza si diffonda nella fase d’apertura dei bocchettoni dei Tir. Può darsi che sia così. Ma come spiegare la nuvola maleodorante, anzi nauseante che invade una fetta dello Scalo alle 17 in punto, come è riaccaduto ieri sera? E’ a tal punto grave la situazione che «gli occhi diventano rossi e cominciano a lacrimare». Ma nessuno si muove. Nessuno si apposta per scoprire come e perché l’aria dello Scalo si riempie di veleni in quella zona di Selvaiezzi dove, ieri mattina, durante il nostro sopralluogo, si è anche verificato un altro episodio che poteva avere conseguenze gravi se i vigili del fuoco non fossero stati davvero tempestivi ad arrivare sul posto. Erano le 11, infatti, quando una bombola di acetilene ha preso fuoco alla Generale Sider ma, subito dopo, la sirena dei pompieri già echeggiava nella zona.

In serata, dal Comune, è anche arrivata una nota del presidente del Consiglio, Liberato Aceto, che abita proprio a San Martino e striglia l’Arta, la Asl e il Consorzio di Bonifica per l’immobilismo. Ma è una pezza a colori. Anzi in bianco e nero. Ne sanno qualcosa i residenti di via Custoza dove, da due anni e mezzo, c’è una enorme perdita d’acqua potabile. Ignorata dal Comune.