«Ecco perché l’ospedale ha chiuso»

16 Dicembre 2018

Iacovella (La Voce): battiamoci per avere ambulatori e attrezzature

GUARDIAGRELE. Il coordinatore del Comitato civico “La Voce”, Nello Iacovella, torna a parlare del locale ospedale evidenziando che se si è arrivati all’attuale disastrosa situazione è per le sbagliate scelte politiche fatte nel passato. «Tutto è incominciato nel 1994», ricorda Iacovella, «con il governo Berlusconi e il decreto 724 che fissava in 120 posti letto la dotazione minima per dichiarare una struttura ospedale. In quel periodo il Santissima Immacolata, con i suoi 156 posti, risultava intoccabile. Nel 1999 però, la giunta regionale di centrosinistra con Antonio Falconio, decise di portare i posti letto a 121, compresi due posti per detenuti e, dato che Guardiagrele non aveva e non ha una struttura carceraria, i due posti furono trasferiti a Chieti. In questo modo», continua Iacovella, «l’ospedale scese a 119 posti e, quindi, sotto la soglia prevista dal decreto, rischiando la chiusura».
Il coordinatore del Comitato Civico, evidenzia quindi che all'epoca, per salvare l’ospedale, sarebbe bastato semplicemente portarlo a 123 posti letto. «Invece», sottolinea Iacovella, «nessuna forza politica si oppose a quei tagli e nel 2010, con il commissario ad acta Gianni Chiodi, per l’ospedale di Guardiagrele, sceso sotto i 120 posti letto, con il decreto 44/45, si decise la riconversione in Pta». Iacovella ricorda che in quel periodo l’ospedale fu provvisoriamente tenuto in vita con i ricorsi al Consiglio di Stato e che la riconversione definitiva arrivò con la delibera 195/2016. «Da allora», osserva Iacovella, «la nostra struttura non è quindi più un ospedale, ma un Pta. Attualmente quindi, non possiamo nemmeno più parlare di ospedale di area disagiata, in quanto l’ospedale non c’è più». Allora cosa bisogna fare? Iacovella precisa che la Regione potrebbe anche riaprire l’ospedale e dichiararlo in zona disagiata, facendo riferimento al decreto 70/2015, il quale però stabilisce delle norme ben precise, come ad esempio i tempi di percorrenza, precisamente 60 minuti per raggiungere un Dea di primo livello (Lanciano) e non oltre 90 minuti per un Dea di secondo livello (Chieti). Dato però che da Guardiagrele per raggiungere queste strutture si impiega molto meno tempo», osserva Iacovella, «è inutile ricorrere a questa soluzione. Dobbiamo batterci affinché il presidio venga potenziato con ambulatori e attrezzature per dare risposte al territorio e funga da filtro ai grossi ospedali».
Giovanni Iannamico
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