«Ecco perché le aziende vanno all’estero»

18 Maggio 2018

Salvatorelli (Vastarredo): all’Est materie prime a costi bassi, burocrazia snella, personale preparato. E strade senza buche 

VASTO. I casi Golden Lady e Honeywell, due industrie fuggite dall’Abruzzo; le tante delocalizzazioni in corso; il timore che presto anche la Pilkington possa decidere di dirottare gli investimenti in Polonia. Tutto ciò racconta l’urgenza di rendere più attrattivo l’Abruzzo e il Vastese. La Te (ex Tyco) sembra non avere alcuna voglia di investire ancora a San Salvo. Neppure gli investimenti della Denso sono scontati. E le piccole aziende seguono l’esempio delle grandi. Vastarredo, azienda che produce arredi per le scuole, ha anticipato i tempi.
I 150 dipendenti che negli anni ’80 lavoravano a Punta Penna ora sono divisi fra Vasto e lo stabilimento che Emidio Salvatorelli, titolare dell’azienda, segue in Polonia. Ma perché le aziende sono così attratte dai Paesi dell’Est? Lo abbiamo chiesto a Remo Salvatorelli, 85 anni, padre di Emidio e fondatore di Vastarredo. L’imprenditore si divide fra la sua città e la Polonia.
«È presto detto», risponde il veterano delle industrie del Vastese, «intanto nel cuore dell’Europa c’è la materia prima. Nel mio caso il legno. In Polonia il legno non manca e costa meno che in Italia. In secondo luogo l’assenza di burocrazia: se hai bisogno di un documento o un’autorizzazione la ottieni in giornata, non occorre aspettare i mesi e i tempi della trafila burocratica di qui. C’è poi la grande preparazione del personale. La manodopera è specializzata. Ogni figura ha un diploma specifico. Da noi le scuole professionali non esistono più. Quando ho aperto Vastarredo, l’85% dei lavoratori è arrivato dall’istituto dei Salesiani. Ora non c'è più», sottolinea Salvatorelli.
Eppoi ci sono costi, trasporti e viabilità. «I tre problemi sono strettamente collegati», spiega l’industriale, «in Polonia non c’è una strada dissestata. Figurarsi le buche. Il manto delle strade, larghe il doppio delle nostre, è liscio come un tappeto. La segnaletica precisa e puntuale. Percorrere una strada senza buche permette viaggi più comodi, rapidi e sicuri. I costi del carburante sono ridotti e non è poco. Anche le distanze sono ridotte. Se si considera che, fatta eccezione per Fiat, tutte le case automobilistiche sono in Germania e Francia, si comprendono le decisioni di molti colossi industriali», rimarca Salvatorelli. Ma esiste un modo per evitare la desertificazione del Vastese? «La qualità», risponde l’industriale, «ma va affiancata da incentivi e servizi adeguati. Il Vastese non riuscirà a competere più con nessuno se non si decide a sistemare almeno le strade. I politici locali devono pretendere dalla Regione la sopravvivenza», conclude l’industriale.
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