Ecoesse, blitz della pg da Marcotullio

La Finanza prende le carte. L’amministratore della Blu Parking: «Io indagato? Anche se fosse non ho nulla da nascondere»
CHIETI. Scusi Marcotullio, ma lei è indagato per il caso Ecoesse? «Non lo so, ma anche se lo fossi non ho nulla di cui preoccuparmi». Alfiero Marcotullio, amministratore della Blu Parking, entre del “gabbiotto” del terminal dei bus quando i finanzieri sono usciti da appena cinque minuti. Su ordine del procuratore capo, Pietro Mennini e del sostituto, Giuseppe Falasca, sono venuti ad acquisire tutte le carte dei rapporti e dei passaggi di somme attive e passive tra la Ecoesse, finita sull’orlo del crac, e la società che ora gestisce le strisce blu. Anche se lo farà ancora per poco dopo che il Comune ha deciso di rescindere la convenzione con Blu Parking.
Lo ha fatto prima che la procura aprisse un’inchiesta per bancarotta per distrazione, indagasse Aniceto del Pizzo, liquidatore Ecoesse, ed altri, e chiedesse al tribunale il fallimento di quest’ultima. Il blitz di ieri mattina ha chiuso la prima parte delle indagini, quella sulla corposa acquisizione di atti cominciata una decina di giorni fa nelle stanze dell’assessorato ai lavori pubblici e alla viabilità. Marcotullio, però, non tradisce ansia e preoccupazione. E si lascia intervistare dal Centro.
I finanziari sono appena andati via. Lei è preoccupato?
«Sì sono venuti qui, sono andati in un nostro magazzino e da Del Pizzo. Ma io non ho nulla da nascondere perché la Blu Parking è coinvolta in solido con Ecoesse nel senso che dopo la scissione io mi sono accollato i debiti con le banche ed ho salvato i posti di lavoro. Nulla è stato distratto nel passaggio. Se chiedono qualcosa alla Ecoesse so che Bluparking dovrà pagare e non avrà alcun problema a farlo visto che le due società hanno pari responsabilità. Ne rispondono in solido appunto»
I decreti di perquisizione e sequestri della procura riportano il nome di Del Pizzo e non rivelano gli altri personaggi coinvolti. Teme di essere indagato?
«Mi aspetto di ricevere un avviso di garanzia. Ero presente all’atto di scissione un anno e mezzo fa. Ma non temo nulla».
Perché è così tranquillo?
«La risposta è davvero semplice. Sono tranquillo perché non ho nascosto nessun documento. Qui c’è tutto. Gli atti della Ecoesse erano negli uffici della ex caserma Pierantoni. Da quel posto sono stati in parte trasportati negli uffici appena perquisiti dalla Finanza, poi in un magazzino e il resto da Aniceto Del Pizzo. Gli investigatori e la procura si renderanno conto che non manca neppure una carta. Ma quali soldi distratti o spariti... Io per queste società ho dato tutto e c’ho solo rimesso».
L’ultima domanda riguarda il liquidatore Ecoesse Del Pizzo ed i suoi trascorsi di cui le cronache abruzzesi si sono occupate anni fa. Lei ne era al corrente?
«Non conoscevo Del Pizzo né sapevo alcunché del suo passato. Ora debbo andare, mi aspettano. Arrivederci».

