Elettrodotto, la rivolta di Casacanditella
Cittadini in strada. Poi arriva D’Alfonso: «Prevalga il buon senso». Il Forum dell’acqua tira in ballo Sorgi
CASACANDITELLA. Non si scaveranno gallerie nella montagna e non passeranno treni, ma l’Abruzzo ha la sua protesta modello No-Tav. È scoppiata ieri qui, stavolta con la partecipazione straordinaria del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. Il fronte contro l’elettrodotto Villanova-Gissi di residenti, ambientalisti e Movimento 5 stelle con la capogruppo all’Emiciclo Sara Marcozzi e il consigliere Pietro Smargiassi si è dato appuntamento di prima mattina in contrada Montevecchio, dove c’è un terreno di 3 ettari in parte edificabili che Terna intende espropriare in parte per la costruzione di due megatralicci da 380mila volt e relativi cavi. Ma l’intervento della squadra di tecnici e operai è stato fermato da un centinaio di persone tra i quali il tecnico Antonio Di Pasquale che segue le vicende di esproprio per diversi proprietari e Mariapaola Di Sebastiano, fondatrice di un comitato contro lo stoccaggio del gas naturale nella vicina San Martino sulla Marrucina.
Il sindaco Giuseppe D’Angelo ha a quel punto telefonato al presidente della giunta regionale, e D’Alfonso si è diretto in Val di Foro prima di proseguire per Roma, dove era fissato un appuntamento istituzionale. All’annuncio del suo arrivo, la squadra ha abbandonato Montevecchio. Lo avevano chiesto i dimostranti, avvalendosi dell’accordo Terna-Regione-Comuni di tre giorni fa che ha sospeso le attività di costruzione dell’opera fino al 20 prossimo per un’altra tornata di colloqui.
D’Alfonso ha ascoltato tutti per un’ora, poi ha assicurato «una moral suasion verso Terna, perché occorre equilibrare le esigenze poste dall’opera con le istanze dei cittadini, che dal tavolo vogliono risposte e noi abbiamo il dovere di darle. Diciamo con chiarezza», ha aggiunto, «che deve prevalere il buon senso». Poche parole che hanno scaldato la folla giunta da alcuni dei 16 centri toccati dalla via di trasporto dell'energia lungo il tracciato.
«Noi non siamo bipolari come il Pd», spiega Marcozzi, «che a Roma propugna politiche energetiche medievali come l’elettrodotto, e in Regione condivide proposte nazionali e unitarie del M5s come l’utilizzo delle rinnovabili a seconda dei territori, dall’eolico al fotovoltaico alla geotermia». Alla fine una delegazione ha chiesto udienza in prefettura, dove è stata ricevuta dal capo di gabinetto Valentina Italiani.
A mettere un carico pesante sulla vicenda è il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, parte del fronte no-elettrodotto. «Ci interroghiamo se sia legittima la determina dirigenziale regionale 130/2008 firmata dall’allora megadirettore Antonio Sorgi, con la quale sono stati decisi i criteri sulla localizzazione di queste infrastrutture in Abruzzo. Determina monocratica fantasma», osserva il Forum, «che è stata di centrale importanza per la pianificazione del percorso del Villanova-Gissi, riguarda tutto il territorio regionale eppure non appare pubblicata sul Bura o su altri siti della Regione».
Francesco Blasi
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