Emergenza frana in città: in 50 fuori casa per le feste Chieste le perizie ai privati

I condomini di via Fonte Vecchia incaricano due esperti: vogliamo risposte celeri Va deserta la seduta in consiglio: slitta ancora l’approvazione dei lavori in zona
CHIETI . Sono oltre 50 le persone che hanno trascorso gli ultimi giorni di festa fuori casa a causa del dissesto idrogeologico che ha interessato le loro palazzine posizionate nell’area a rischio frana che viene delimitata da un triangolo che a monte vede le due strade parallele via Don Minzoni e via Fonte Vecchia, a valle viale Gran Sasso e lateralmente via Arenazze. Il Comune ha pubblicato da alcune settimane l’avviso per chiedere i ristori dai danni subiti alle abitazioni e attività a causa dello smottamento, ma le famiglie vogliono risposte celeri e fanno appello agli esperti, pagandoli a loro spese.
LE PERIZIE La cifra totale è ingente e viene divisa per ogni famiglia che abitava nella palazzina sgomberata in via Fonte Vecchia. «Stiamo spendendo circa 24mila euro», racconta Marcello Consorte, «in media stiamo mettono 3mila euro a famiglia per pagare un esperto che ci dia risposte sulle condizioni della struttura. Non avevamo dati certi sulla stabile e non sapevamo come procedere: se rimanere in affitto, se acquistare un’altra casa e non sapevamo se la palazzina fosse stata abbattuta o no. Onde evitare le solite calende greche, abbiamo provveduto con un privato». Il Comune e il settore lavori pubblici è comunque a lavoro costante cercare di dare risposte alle famiglie, ma i tempi della burocrazia e i vari passaggi tecnici spesso rallentano l’iter. «Noi vogliamo dati più rapidi rispetto a quelli che ci sta fornendo il Comune», taglia corto Consorte, fuori casa da più di due anni.
L’ESPERTO Sul condominio di via Fonte Vecchia sono in corso gli studi del geologo Fabio Colantonio e dell’ingegnere Andrea De Deo che a inizio anno hanno intenzione di fornire i risultati alle famiglie della palazzina. «Stiamo ultimando le indagini su questo fabbricato», spiega De Deo, «sono perizie di natura strutturale e geotecnica per capire se procedere con la demolizione o con il rafforzamento dell’edificio sullo stesso sito». La valutazione è però di tipo economica perché, spiega De Deo, «i costi per il ripristino sono vicini a quella della demolizione, quindi meglio delocalizzare». Questa rimane, però, solo un’ipotesi perché il verdetto degli esperti è ancora in fase di studio. «Sull’edificio abbiamo rilevato deformazioni del telaio in cemento armato», spiega l’esperto.
LE PALAZZINELe circa 20 persone del palazzo di via Fonte Vecchia non sono però le uniche ad aver passato il Natale fuori casa. Sgomberate a maggio scorso secondo l’ordinanza del sindaco Diego Ferrara anche le quattro famiglie del condominio Orizzonte, in via Gran Sasso, e i sei piani da 15 appartamenti in totale del palazzo Miravalle, in via Don Minzoni. Nella stessa via è stato già abbattuto da diversi mesi il condominio Trinchese e per metà il Panoramico. Da diversi anni anche il palazzo in cui vive Ettore D’Orazio si è rivolto a un esperto. «La zona è delicata», dice D’Orazio, portavoce del comitato del quartiere Santa Maria che supporta le famiglie evacuate, «e servono monitoraggi precisi, siamo comunque in constante interlocuzione con il Comune».
«REVOCA PARZIALE»L’ordinanza del 25 ottobre che dichiarava inagibili i civici 73, 89 e 91 di via Arenazze è stata intanto revocata, ma solo «parzialmente» e sugli ultimi due civici. Nel provvedimento firmato il 21 dicembre «essendo stata rimossa la causa di pericolo», si legge, si ordina la «revoca parziale».
Slitta l’ok per via arenazze Intanto, l’approvazione in consiglio dei «lavori di somma urgenza» per la messa in sicurezza della zona di via Arenazze slitta ancora perché la seduta di ieri è andata deserta. Ora la delibera verrà discussa domani, alle 18, in seconda convocazione.

