Entra dal balcone e morde la fidanzata

Dopo una serata trascorsa con gli amici, l’aggressione: scaraventa la donna sul letto e la picchia. Ma lui nega tutto
CHIETI. Dopo una serata trascorsa a Pescara con gli amici, entra con la forza in casa della fidanzata e l’aggredisce: prima le stringe le mani al collo, poi la morde in faccia. J.T., incensurato di 30 anni, residente a Spoltore, professione cameriere (indichiamo solo le iniziali per tutelare la vittima), è stato arrestato dalla polizia con le accuse di violazione di domicilio, lesioni personali aggravate e tentata violenza privata. Il giudice Luca De Ninis ha convalidato l’arresto e disposto nei confronti del giovane il divieto di dimora nel capoluogo teatino. L’indagato, difeso dall’avvocato Daniele Cozza, nega ogni accusa.
L’episodio avviene a Chieti Scalo nella notte tra martedì e mercoledì. Intorno alle 2, stando alla ricostruzione dell’accusa, l’uomo si presenta davanti all’abitazione dove vive la fidanzata di 39 anni. La porta è chiusa dall’interno, ma lui, che ha le chiavi, inizia a gridare. Dopo un po’, la donna apre solo per dirgli di smetterla, quindi sbarra di nuovo l’ingresso. Ma il 30enne non ci sta: raggiunge il retro dello stabile ed entra nell’abitazione passando dal balcone della cucina. A quel punto, sempre secondo l’accusa, scaraventa la fidanzata sul letto, la afferra per il collo, le morde il labbro inferiore e, tenendola con la forza, le provoca contusioni giudicate guaribili in una settimana. Non solo: tenta di infilarle in bocca una banconota da 10 euro. Fatto sta che, a un certo punto, la donna riesce a liberarsi dalla presa: sia lei che l’aggressore telefonano al 113. Sul posto intervengono i poliziotti della squadra volante, diretti dal vice questore aggiunto Antonello Fratamico. Gli agenti ascoltano la vittima e raccolgono le testimonianze dei vicini, svegliati dalle grida. E per il 30enne, che aveva anche cercato di immobilizzare la donna per non farle aprire la porta alle forze dell’ordine, scattano le manette su disposizione del pm di turno Giuseppe Falasca.
In mattinata, in aula, l’indagato respinge gli addebiti: «Ero ubriaco e anche lei aveva bevuto. Ma sono stato io ad aprire la porta: ho le chiavi perché è un anno e mezzo che vivo in quell’appartamento. Una volta in casa, lei mi ha aggredito verbalmente perché ero tornato troppo tardi. Io non l’ho assolutamente picchiata». Ma le dichiarazioni di J.T., secondo il giudice De Ninis, «non consentono di superare il quadro indiziario». Inoltre è concreto «il pericolo di reiterazione del reato», considerando «le condizioni di alterazione psicologica ed emotiva dimostrate dall’imputato nel contesto di un rapporto sentimentale evidentemente degenerato». Adesso il 30enne, in attesa del processo rinviato al 15 ottobre, non potrà più entrare a Chieti.

