Era partito, ma qualcuno timbrava per lui

Università, indagato per truffa il responsabile di un settore amministrativo: segnato presente, era in viaggio per la Grecia
CHIETI. Aveva abusivamente anticipato le ferie di un giorno e per questo delegato un collega a timbrare il cartellino marcatempo, ma lui, valigia pronta in auto, era già in viaggio per il porto di Brindisi dal quale si sarebbe imbarcato sulla nave direzione Grecia. Qualcuno lo ha denunciato alla polizia e ora si ritrova indagato per truffa aggravata ai danni della università d’Annunzio.
Si tratta di un funzionario dell’ateneo, 64 anni, di fuori Chieti, responsabile di un settore nevralgico della università e uomo di fiducia dei vertici dell’ateneo.
Le indagini sono state condotte dalla Digos della polizia di stato, coordinate dalla dirigente vicequestore aggiunto Patrizia Traversa e dal suo vice Marco Melena.
Il fatto si fa risalire al mese di agosto il giorno prima che le ferie iniziassero ufficialmente. Il funzionario, dipendente storico dell’università, teoricamente era presente negli uffici, almeno era quello che risultava dai cartellini marcatempo, che in quel giorno erano stati timbrati dal complice più di una volta, tanto per rendere il fatto più credibile, ma in realtà era già in viaggio per le isole greche nelle quali ha comunque trascorso le sue vacanze. L’avvio dell’inchiesta piuttosto delicata per i personaggi coinvolti e anche per il tipo di reato, ancora più deprecabile se commesso in una istituzione di educatori, è stato comunicato al procuratore capo Pietro Mennini, al quale sabato scorso è stata consegnata la relazione conclusiva con una serie di dettagliate fonti di prova.
Dopo la segnalazione fatta da un esterno dell’università i poliziotti hanno iniziato con una serie di controlli primo tra tutti il passaggio dell’auto del funzionario in autostrada, proprio nelle ore che invece risultava presente in ateneo e verificato che i sospetti avevano un fondamento.
In seguito sono stati sentite come persone informate sui fatti i colleghi e anche i vertici della d’Annunzio e il quadro apparso subito chiaro ai poliziotti.
L’episodio contestato è uno solo ma sufficiente per scrivere nel registro degli indagati il funzionario con l’accusa di truffa aggravata.
I poliziotti della Digos non ancora individuano il dipendente che si è prestato all’imbroglio ma hanno già dei sospetti che stanno verificando.
Il funzionario non è stato ancora formalmente informato sulle indagini ma sarebbe a conoscenza di essere stato sogetto alle indagini.
La parola ora passa alla procura.
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