Eremo aperto a tutti entro l’estate prossima

San Vito, il Comune studia l’accesso alla stanza di D’Annunzio dalla scala esterna Manca l’accordo col privato, l’assessore Comini: pronti ad andare in tribunale
SAN VITO. L’obiettivo è riaprire al pubblico entro l’estate prossima l’Eremo dannunziano. È stato approvato in giunta il progetto di recupero della casa in cui Gabriele D’Annunzio soggiornò dal 23 luglio al 22 settembre 1889 con Barbara Leoni, e che prevede la presa in possesso della scala esterna, oggi non accessibile, che conduce alla stanza del Vate senza passare all’interno di una casa privata. Con questo intervento da 6mila euro, dell’ingegnere Angelo De Marco dell’ufficio tecnico, la giunta guidata dal sindaco Rocco Catenaro muove un altro passo verso il recupero e l’utilizzo a fini culturali e turistici dell’Eremo.
Un passo importante, però, è ottenere la servitù di passaggio della scala esterna, per sbloccare dopo anni l’intricata questione dell’accesso alla stanza del Vate. La camere d’amore di D’Annunzio e Barbarella, donata al Comune il 21 gennaio 1961 dal benefattore Ermenegildo Ciampoli per mano del notaio Emanuele Ciampoli, interseca la proprietà del notaio De Rosa-Di Cintio, di Pescara, che finora ha concesso il nulla osta per accedere alla camera da letto solo d’estate. Alla stanza si può accedere, infatti, solo passando dalla scalinata interna della casa di De Rosa.
«Ma non si può invadere ogni volta una proprietà privata», dice l’assessore al turismo Luigi Comini, «né il Comune, per accedere alle stanze del Vate, deve avere autorizzazioni continue da parte dei proprietari. La soluzione c’è per garantire a tutti il pieno utilizzo della casa museo di D’Annunzio ed è quella di accedere alla stanza dalla scala esterna della casa».
Che poi è quella che originariamente permetteva l’accesso alla camera da letto. Nel progetto approvato in giunta, infatti, si prevede il suo utilizzo e la chiusura della porta interna che conduce nella casa del notaio. Ma deve essere definita la “questione-scala”. «Non è del notaio la scalinata esterna», riprende Comini, «ma di un altro privato cittadino con il quale discutiamo da anni. Non si è raggiunto un accordo bonario con lui, così ci rivolgeremo al tribunale per ottenere l’uso coatto della gradinata. Chiederemo al giudice di usarla. Il progetto serve ad accompagnare l’istanza di utilizzo della scala esterna sulla base del presupposto dell’importanza storica e culturale del luogo. Speriamo che tutto possa risolversi entro la primavera in modo da poter riaprire la scala e la stanza di D’Annunzio dall’esterno per l’estate. Così che sarà visitabile, assieme al trabocco del Turchino appena ricostruito». (t.d.r.)
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