Ergastolano evaso, agente sotto accusa

Napoletano condannato per triplice omicidio approfitta di un cancello aperto e scappa, indagato poliziotto penitenziario
VASTO. La fuga dalla Casa lavoro di Torre Sinello di un ergastolano napoletano, Antonio Di Giacomo, 50 anni, accusato di un triplice omicidio risalente al 1989 per motivi di gelosia, rischia di costare cara a un agente della polizia penitenziaria che lo aveva in custodia. L’agente, 56 anni, residente a Vasto, è indagato dalla Procura per il reato di evasione per colpa: chiunque deve occuparsi della custodia anche temporanea di una persona arrestata o detenuta ma ne provoca l’evasione per colpa è punito con una pena che può arrivare fino a tre anni di reclusione.
A giudizio degli investigatori, l’agente, il giorno dell’evasione, il 1° luglio scorso avrebbe dovuto riportare in cella il cinquantenne (detenuto in regime di semilibertà per scontare la pena dell’ergastolo per triplice omicidio) alle 16 e invece gli permise di restare fuori dalla zona d’ingresso del carcere, chiamata Block house, fino alle 18.22 omettendo di eseguire l’ordine di riportarlo in reparto. Di Giacomo approfittò dell’apertura del cancello a un inserviente e si allontanò. La Procura ritiene che l’indagato nella relazione di servizio non abbia riportato correttamente i fatti. «Il mio assistito», dice il difensore dell’agente, l’avvocato Marisa Berarducci, «ha semplicemente ottemperato agli ordini impartiti dal diretto superiore gerarchico e al regolamento dell’amministrazione penitenziaria».
Di Giacomo si trovava nell’area d’ingresso del carcere e pare stesse lavorando. Ma con grande abilità riuscì a eludere la sorveglianza e si allontanò a piedi senza dare nell’occhio. Pochi minuti dopo scattò la caccia all’uomo. Gli agenti della polizia penitenziaria insieme ai carabinieri cominciarono a setacciare la zona a ridosso della riserva di Punta Aderci palmo a palmo. Il fuggitivo, che probabilmente aspettava la notte per raggiungere la statale Adriatica, non riuscì ad andare lontano: fu rintracciato dopo tre ore in località Mottagrossa, all’interno della riserva naturale. Il cinquantenne venne riportato subito nella Casa lavoro. La Procura aprì un fascicolo. La vicenda suscitò polemiche a Torre Sinello: secondo il sindacato di polizia penitenziaria Sappe, l’evasione avrebbe confermato le criticità denunciate più volte e soprattutto la carenza di personale. Anziché 99 agenti, Torre Sinello ne conta 73. Ai detenuti già ospitati l’estate scorsa se ne sono aggiunti altri 50 provenienti da tutto l’Abruzzo. Gli agenti sono sempre più in affanno e i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione. La carenza di personale e la mancanza di turnover, aggravato dalla sezione quarantena Covid stanno creando proteste nella casa lavoro.

