Esplodenti, niente dissequestro: il giudice lascia la fabbrica chiusa

13 Giugno 2021

Il gip Pasquale dichiara inammissibile la richiesta presentata dagli avvocati difensori dell’azienda Il provvedimento preso per la delicatezza delle indagini e la necessità di effettuare gli accertamenti

CASALBORDINO. La Esplodenti Sabino resta sotto sequestro. Il giudice Fabrizio Pasquale chiamato a pronunciarsi sul ricorso contro il sequestro probatorio chiesto dal procuratore Giampiero Di Florio, ha dichiarato inammissibile la richiesta dei legali dell'azienda che avevano invocato il dissequestro degli uffici e dei locali distanti dal luogo dell'incidente costato la vita a 3 operai. Sui cancelli della fabbrica di Casalbordino, ferma dal 21 dicembre 2020, restano i sigilli. Due mesi fa il tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro cautelativo disposto dal gip di Vasto, Fabrizio Pasquale, per motivi ambientali.
Nella polveriera di Casalbordino il 21 dicembre 2020 morirono tre operai: Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri, Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi e Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino. Due i filoni di indagine aperti: uno per la morte dei lavoratori e l'altro per presunti reati ambientali e amministrativi. Per la morte dei tre operai, il procuratore capo Giampiero Di Florio ha aperto un fascicolo e iscritto sul registro degli indagati titolari e funzionari della società che si occupa di smaltimento di materiale esplodente di varia origine, anche bellica, disponendo il sequestro dell'impianto.
Dopo la tragedia la prefettura di Chieti ha sospeso le licenze. Da quasi 6 mesi gli 80 dipendenti non lavorano. A metà marzo gli operai inscenarono prima un sit-in, poi una protesta chiedendo di tornare al lavoro. Una delegazione fu ricevuta dal procuratore Di Florio che ribadì la necessità di garantire sicurezza ai lavoratori e alle attività vicine. I titolari della ditta, oltre che per la morte dei 3 operai, sono indagati per illeciti amministrativi non avendo, secondo la procura, «predisposto ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati come l'esplosione di dicembre, omettendo di vigilare sul funzionamento e l'osservanza degli stessi per favorire la ditta».
La delicatezza delle indagini e la necessità di effettuare gli accertamenti, a parere del giudice, rende inammissibile anche il dissequestro parziale dell'area occupata dalla polveriera. Il fascicolo sulla tragedia del 21 dicembre è ancora aperto. Contestualmente è in atto il sequestro di natura ambientale chiesto il 22 marzo scorso dalla procura e firmato dallo stesso giudice Pasquale. L'azienda in questo caso è accusata «di aver stoccato, in assenza di titoli autorizzativi, rifiuti pericolosi e non pericolosi posti sul terreno all'interno di cisternette in più aree dello stabilimento, in assenza di idoneo bacino di contenimento atto ad impedire o contenere eventuali sversamenti in danno del suolo, sottosuolo e acque superficiali e sotterranee e per avere smaltito illecitamente attraverso operazioni di incenerimento rifiuti liquidi pericolosi, imballaggi panetti filtranti e scarti di lavorazione pericolosi costituiti da acque contaminate dalle miscele esplosive prodotte». (p.c.)
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