Esplodenti Sabino, appello alla Regione

19 Febbraio 2021

I sindacati sollecitano iniziative per il pagamento della cassa integrazione a 80 dipendenti. Sopralluogo del perito del Morandi

CASALBORDINO. La prossima settimana sarà decisiva per il futuro dei lavoratori della Esplodenti Sabino di Casalbordino. I segretari regionali della Femca-Cisl, Filtcem-Cgil e Uiltec-Uil, rispettivamente Stefano Di Francesco, Carlo Petaccia e Debora Del Fiacco, hanno inviato ieri una richiesta di incontro urgente al presidente della Regione, Marco Marsilio, all'assessore regionale alle Attività produttive, Daniele D'Amario e all'assessore al lavoro, Pietro Quaresimale. «Chiediamo di incontrare la Regione», spiegano i rappresentanti sindacali, «per affrontare la delicata vicenda della Esplodenti Sabino. Fermo restando il lavoro della Procura che sta facendo il suo corso, è necessario capire, almeno in termini di ammortizzatori sociali, se è possibile trovare una soluzione per andare avanti e come». L’azienda infatti ha garantito agli 80 dipendenti lo stipendio di gennaio, ma sul futuro c'è solo incertezza. L'Inps non ha ancora sciolto la riserva sulla concessione di cassa integrazione agli operai. Non ha risposto neppure alla richiesta di chiarimenti fatta da Confindustria. Secondo indiscrezioni, difficilmente le maestranze riusciranno ad ottenere la Cig. Tutto è fermo dal 21 dicembre, il giorno in cui l’esplosione costò la vita a tre dipendenti.
Il perito nominato dalla Procura, il geominerario Danilo Coppe, uno dei massimi esperti in Scienze criminologiche e della sicurezza (si è occupato anche del crollo del ponte Morandi di Genova), ha compiuto nella polveriera accurati accertamenti. In attesa delle risposte del perito e dei Ris che dovrebbero chiarire le cause dell'esplosione costata la vita a Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino, Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri e Nicola Colame, 45 anni di Guilmi, l'azienda ha chiesto il dissequestro degli uffici e dei siti distanti dal luogo dell'esplosione. Davanti al rigetto della richiesta, i legali della Esplodenti Sabino hanno deciso di impugnare il provvedimento rivolgendosi al giudice delle impugnazioni e non escludono di ricorrere anche alla Corte di Cassazione per ottenere il dissequestro dell'area amministrativa e gestionale. Fra i clienti della fabbrica ci sono diversi ministeri e la Nato. La delicata vicenda è seguita per questo a livello internazionale. Gli stessi responsabili invocano chiarezza ma al contempo chiedono di poter tornare a lavorare per garantire l'occupazione ai dipendenti. Come detto i prossimi giorni saranno decisivi.
Nei giorni scorsi anche le rappresentanze sindacali unitarie di fabbrica hanno chiesto aiuto alla magistratura invocando una accelerazione delle indagini. I lavoratori sono senza retribuzione. Come loro i dipendenti dell'indotto. (p.c.)
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