Esplodenti Sabino, niente dissequestro

Il procuratore Di Florio: «Questa vicenda è un dramma, ma io devo stare tranquillo e lavorare per la vostra sicurezza»
VASTO. Il dissequestro della Esplodenti Sabino arriverà solo quando le indagini saranno concluse. A dichiararlo ai lavoratori che ieri mattina sono tornati a chiedere aiuto, tutti insieme davanti al palazzo di giustizia, è stato il procuratore Giampiero Di Florio. «La Procura lavora per la vostra sicurezza», ha rimarcato il magistrato ai dipendenti della polveriera. «Noi non siamo la causa di quello che accade ma la conseguenza». Resta la disperazione degli ottanta operai senza lavoro ormai da 3 mesi che invocano almeno il ripristino della licenza per poter operare altrove. L'avvocato Arnaldo Tascione, legale dell'azienda con il collega Franco Barbetti, è tornato a chiedere il rispetto del principio del diritto al lavoro.
IL SIT-IN Hanno formato due ali su via Bachelet e sventolando le bandiere della Esplodenti Sabino hanno invocato il ritorno al lavoro. Stanchi e segnati dagli ultimi eventi si sono appellati all'umanità della magistratura. «Vadano pure avanti le indagini per scoprire perché sono morti i nostri colleghi ma dissequestrate gli uffici e date a noi il modo di lavorare. Il presidente della Esplodenti, Gianluca Salvatore, non esclude infatti l'imminente chiusura dell'azienda per impossibilità a lavorare. Il procuratore ha accettato di ricevere i delegati sindacati ma solo per spiegare il difficile ruolo della magistratura in questo momento. Posizione ribadita poi alla stampa.
LA POSIZIONE DELLA PROCURA «Questa vicenda è un dramma e non solo per i lavoratori», ha detto il magistrato. «Io però devo stare tranquillo. Sto lavorando per garantire la sicurezza dei lavoratori. È questa al momento la cosa più importante. Il sequestro della Esplodenti Sabino deciso dalla Procura non è la causa di quello che è successo ma la conseguenza. Cercheremo di lavorare per arrivare in tempi brevi alla conclusione delle indagini, ma sopratutto per arrivare a garantire ai lavoratori la sicurezza. Le immagini devastanti dell'incidente sono ancora negli occhi di tutti. Fatti come quello non devono più accadere. Occorrere correggere gli errori. Mi faccio carico delle aspettative dei lavoratori ma le indagini devono fare il loro corso». Sul ripristino della licenza che permetterebbe ai lavoratori di lavorare in altri siti della Esplodenti Sabino, Di Florio ha tenuto a precisare che non hanno nulla a che vedere con il ruolo della magistratura. «Si tratta di procedure amministrative», ha sottolineato.
I LEGALI DELL’AZIENDA L'avvocato Arnaldo Tascione in tarda mattinata ha diffuso una nota a nome dell'azienda. «L’accertamento della verità», annota Tascione, «e la tutela della sicurezza dei lavoratori interessano in modo particolare i rappresentanti aziendali della Esplodenti Sabino Spa, peraltro diretti prestatori di lavoro in quegli stessi luoghi, insieme ad altre ottanta lavoratori. A distanza di circa 3 mesi dall’accaduto, però, insieme al collega Francesco Barbetti, abbiamo posto la ormai stringente questione del vaglio attinente il contemperamento degli interessi in gioco, tenuto conto del pacifico principio di “giurisprudenza di legittimità” secondo il quale la durata del sequestro probatorio, tanto più quando incidente, sull’ambito gestionale-amministrativo, deve essere limitata al tempo ragionevolmente e strettamente necessario per l’espletamento dell’accertamento in vista del quale è stato disposto, trattandosi di misura coercitiva (reale) che incide sia sul diritto di proprietà che sulla libertà di iniziativa economica, parimenti degni di tutela di rango costituzionale. Siamo, a questo punto, in attesa delle decisioni del gip». (p.c.)

