Esplodenti Sabino, sit-in davanti al tribunale

14 Marzo 2021

Casalbordino. Martedì nuova manifestazione per chiedere la riapertura della fabbrica chiusa da tre mesi

CASALBORDINO. Al sit-in fatto giovedì mattina davanti ai cancelli della Esplodenti Sabino in contrada Termine a Casalbordino Stazione, ha risposto il silenzio. Ma gli ottanta dipendenti della polveriera non si arrendono e hanno deciso di replicare la protesta.
Questa volta formeranno un serpente umano rispettando il distanziamento sociale, davanti al palazzo di giustizia di via Bachelet a Vasto.
«Noi continuiamo a sperare che la Procura ci aiuterà», dicono i lavoratori. «Noi non chiediamo un'accelerazione delle indagini. Al contrario. È giusto che le indagini vadano avanti e arrivino a scoprire cosa è accaduto il 21 dicembre e cosa ha provocato l'esplosione che ha ucciso i nostri colleghi Carlo Spinelli, 54 anni, Nicola Colameo, 45 anni e Paolo Pepe, 45 anni. Il nostro lavoro però è un'altra cosa. Chiediamo di lavorare in luoghi distanti dal punto in cui è avvenuta l'esplosione. Insieme a noi lo chiedono i nostri figli. Nessuno di noi ha colpe per quello che è accaduto. Vorremmo poter spiegare al procuratore la nostra situazione. Siamo disperati», concludono gli operai.
I sindacati a nome dei lavoratori tornano quindi a chiedere il dissequestro parziale dell'azienda e l'annullamento della sospensione della licenza al titolare decisa il 24 dicembre dalla prefettura. Senza la licenza è tutto bloccato.
Certo la vicenda è delicatissima. Da un lato c'è la terribile morte di tre lavoratori che chiede giustizia, dall'altro c'è il bisogno di lavorare dei colleghi. Non è facile il compito di chi è chiamato a decidere. A giorni è attesa la decisione del gip al quale si sono appellati gli avvocati della Esplodenti Sabino, Francesco Barbetti di Roma e Arnaldo Tascione di Vasto. La risposta potrebbe arrivare proprio martedì, il giorno della protesta. (p.c.)
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