Estorsione all’architetto Idraulico finisce in carcere

5 Dicembre 2014

Sistema il bagno di una parente, incassa i soldi, ma non paga gli operai Poi minaccia il professionista e si fa consegnare altro denaro per saldare i debiti

CHIETI. Idraulico di 29 anni, originario di Bitonto, ma residente a Chieti, finisce in carcere con l’accusa di estorsione, ma il caso, nei prossimi giorni, potrebbe arricchirsi di nuovi particolari e aprire scenari ben più complessi. La vittima è un noto architetto teatino di 58 anni che, dopo essere stato sottoposto a pressioni psicologiche con pedinamenti, appostamenti e a minacce con l’utilizzo di una pistola ha deciso di raccontare la sua storia ai carabinieri. Una vicenda intricata con qualche lato oscuro che l’attività investigativa, tuttora in corso, tenterà di chiarire.

Questi i fatti. Francesco Primo, giovane idraulico pugliese, ha bisogno di ristrutturare il bagno in casa di una parente. Si rivolge così al suo, a questo punto, ex amico architetto col quale ha cordiali rapporti di lavoro. Per sistemare quel bagno oltre a un idraulico occorrono anche un piastrellista e un falegname. Così Primo chiede al professionista di trovargli due artigiani di fiducia per affiancarlo nei lavori. Fin qui tutto bene. I problemi iniziano a galoppare quando il team completa la ristrutturazione e la padrona di casa versa il dovuto pattuito nel preventivo, 3 mila euro, nelle mani dell’idraulico, con l’accordo che la somma sarebbe stata girata ai due artigiani che lo hanno affiancato nei lavori. Passa qualche settimana e, inaspettatamente, piastrellista e falegname battono cassa alla padrona di casa, la quale spiega di aver consegnato la somma al suo parente. L’idraulico, invece, secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri, mentendo, asserisce di aver girato i tremila euro all’architetto il quale avrebbe poi provveduto a pagare i due artigiani.

Denaro, che però, non sarebbe mai arrivato nelle mani del professionista teatino. Intanto i due artigiani premono per essere pagati e a questo punto l’idraulico, che probabilmente, non ha più a disposizione quella somma incassata, inizia a pressare l’architetto e a chiedergli indietro quei famosi tremila euro che in realtà non gli ha mai versato. Le resistenze dell’architetto, sempre in base alla ricostruzione dei fatti esposti dai carabinieri, cominciano a vacillare quando il 29enne inizia a molestarlo con pedinamenti e appostamenti. E per essere più convincente lo minaccia anche con una pistola che poi risulterà finta. L’architetto cede e consegna all’idraulico 1.270 euro, ma Primo non si accontenta. Vuole molto di più. A fermare le continue richieste di denaro l’intervento dei carabinieri che colgono in flagranza il 29enne. La faccenda sembra chiusa, ma non è così. La procura (titolare dell’inchiesta è il pm Marika Ponziani) sta valutando attentamente i ruoli dei personaggi che ruotano intorno alla vicenda. Ci sono veli ancora da squarciare dietro i quali potrebbero emergere scenari ancora più complessi e inquietanti.

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