Estrazione di gas dal lago: il Consiglio di Stato dice no

19 Maggio 2015

Bomba, i giudici mettono la parola fine al piano della Forest Oil per insostenibilità Il Comitato civico: «Ringraziamo tutti coloro che si sono battuti con noi»

BOMBA. Arriva un altro no, probabilmente quello definitivo, al progetto della Forest Oil per la realizzazione di un impianto di estrazione e raffinazione del gas nelle vicinanze del lago di Bomba. La sezione quinta del Consiglio di Stato, presieduta dal giudice Alessandro Pajno, dichiara l’insostenibilità del progetto di sfruttamento del giacimento di gas naturale nel territorio di Bomba, a poche centinaia di metri della diga sul fiume Sangro. La sentenza, emessa ieri, accoglie il ricorso presentato da Regione Abruzzo, ministero dello Sviluppo economico e ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (già accolto in sede cautelare lo scorso novembre).

Nella sua pronuncia il massimo organo della giustizia amministrativa fa riferimento al principio di precauzione, sempre invocato dal comitato dei cittadini e al quale si è appellato il Comitato Via regionale negli ultimi pareri negativi, rispetto ai gravi rischi potenzialmente connessi al fenomeno della subsidenza (l’abbassamento del suolo).

«A fronte del rischio di cedimento della diga, e in considerazione delle più ampie esigenze di tutela ambientale e di incolumità pubblica», si legge nella sentenza del Consiglio di Stato, «del tutto legittima appare la conclusione di matrice cautelativa cui è pervenuto il Comitato Via». Poche certezze ha fornito sulla questione la Forest. «Non risulta acquisita una prova, dotata di un grado adeguato di attendibilità, della sicurezza della diga e dell’insussistenza del rischio della produzione di conseguenze diverse da quelle stimate dalla proponente», evidenziano i giudici, «se si considera poi l’irreversibilità dei fenomeni indotti dalla subsidenza in un’area caratterizzata da conclamati da profili di fragilità, deve considerarsi ragionevole il ricorso del Comitato Via al principio di precauzione».

La sentenza della quinta sezione del Consiglio di Stato è stata accolta con entusiasmo dal comitato “Gestione Partecipata Territorio”, fondato dai cittadini di Bomba. «Dopo più di cinque anni di impegno civile e scientifico siamo fieri di aver visto riconosciute dal Comitato Via prima, e dal Consiglio di Stato poi, molte delle motivazioni da sempre addotte per sostenere l’incompatibilità economica, ambientale e sociale del progetto della Forest nel nostro territorio», si legge in una nota, «ringraziamo tutti i cittadini che si sono impegnati in questa battaglia, sindaci e consigli comunali che hanno deliberato contro il progetto, la Provincia di Chieti e tutti i professionisti che hanno collaborato gratuitamente in questi anni di impegno costante. L’esperienza vissuta dimostra che lavorando insieme con competenza e metodo democratico, e con il solo fine del bene comune, si possono raggiungere obiettivi insperati».

Stefania Sorge

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