Esuberi alla Bimo-Irplast 135 lavoratori dicono no

Accordo tra impresa e sindacati: riassunzione esterna e a tempo determinato Ma gli operai bocciano il piano. L’azienda: «Rammarico e preoccupazione»
ATESSA. È stato di agitazione tra gli operai della Bimo-Irplast, fabbrica che produce pellicole per imballaggi, etichette e nastri adesivi in polipropilene alle prese con una delle più difficili vertenze della storia dello stabilimento. In ballo c’è l’ipotesi di accordo di un piano di rilancio che arriva dopo una grave crisi strutturale dell’azienda che ha sede operativa ad Empoli. Dopo una serie di incontri tra sindacati, rsu e rappresentanti aziendali e di Confindustria è stato sottoscritto un programma di rilancio che, tuttavia, ha trovato la ferma opposizione di quasi tutta la forza operaia che ieri ha espresso, attraverso le rsu, che «i contenuti dell’ipotesi di accordo sono irricevibili e li respingiamo senza procedere a votazione». Di qui l’avvio dello stato di agitazione del sito di Atessa.
L’IPOTESI DI ACCORDO. Per ristrutturare il debito accumulato l’azienda, che è ancora in trattativa con le banche, ha previsto investimenti per 7 milioni di euro nello stabilimento di Atessa. La prospettiva ideale per l’azienda sarebbe comunque quella di procedere alla cessazione delle attività produttive sulle linee 1 e 2 (che sono tecnologicamente superate e realizzano prodotti con marginalità modesta) e il mantenimento dell’unica linea 3. Questo consentirebbe di ottenere margini superiori a quelli odierni, ma comporterebbe il licenziamento di 70-80 unità su 135. L’alternativa è quindi quella sottoposta nell’ipotesi di accordo. Si dovrebbe procedere alla terzializzazione delle attività legate alle linee di produzione con il licenziamento di 135 unità in blocco che dovrebbero essere messe in mobilità. Il progetto prevede poi che sia individuata una società terza che, in appalto, si possa far carico di tutte le attività della Bimo e che riassuma il personale licenziato. La riassunzione, però, avverrebbe in regime di contratto determinato e non di contratto a tempo indeterminato. Il contratto a termine non potrà essere superiore a 12 mesi.
LA SPACCATURA COI SINDACATI. La bozza di piano, così com’era stata presentata, è stata votata dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e da tre quarti delle rsu. Una volta sottoposto, però, all’assemblea dei lavoratori, il piano è stato sonoramente bocciato. I dipendenti, che lamentano una diminuzione cospicua di stipendio nel passaggio da una ditta a all’altra e considerano l’intera operazione «poco chiara e umiliante per tutta la forza operaia», si sono rifiutati di votare. «Questo piano, assieme alle promesse di riassunzione di tutti i dipendenti», lamenta un operaio, «può crollare alla prima avvisaglia di crisi dell’azienda che, ancora una volta, non è stata in grado capire e di far capire alle banche che i lavoratori sono una risorsa e non una speculazione».
L’AZIENDA. «Apprendiamo con rammarico la decisione dei lavoratori di non votare», spiega una nota della direzione aziendale. «Precisiamo con forza che il piano industriale garantirà il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, senza alcun esubero, e dei diritti dei lavoratori. Siamo preoccupati e sorpresi per l’inattesa piega di una vicenda che sembrava già positivamente conclusa, riteniamo pienamente valide le ipotesi di accordo già firmate e auspichiamo che la ragionevolezza possa prevalere, al fine di evitare iniziative unilaterali che non appartengono alla storia della società e del management e che sarebbero contrarie allo spirito costruttivo che ha animato le relazioni sindacali negli ultimi anni».
Daria De Laurentiis
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