Evaso in fuga, ha collegamenti nelle Marche

6 Agosto 2017

E’ scappato nudo ma non risultano vestiti rubati nella zona. Il Siulp al fianco dei poliziotti feriti

CHIETI. Nessuna denuncia né per veicoli rubati, né per indumenti scomparsi e neppure per cellulari spariti. Non c’è nulla che possa far pensare al passaggio di Mariglen Ciby, o Davide Di Gaetano come si faceva chiamare, albanese di 24 anni evaso dall’ospedale teatino dov’era piantonato da due poliziotti con una prognosi di 30 giorni. Pare che tra le sue “specialità” ci fosse proprio il furto d’auto, ma non sono arrivate denunce di macchine rubate in zona. La polizia continua ad indagare, ma ormai l’albanese di 1,83 centimetri d’altezza, dalla forza impressionante, pare sempre più lontano dal nostro territorio. Era stato arrestato nella notte tra mercoledì e giovedì dopo un inseguimento con tanto di sparatoria sull’asse attrezzato Chieti Pescara, dopo aver tentato il furto di una Bmw a Spoltore con altre due complici, che però sono riusciti a scappare subito. Sembra che Ciby avesse conoscenze con gruppi albanesi residenti a San Benedetto del Tronto e ad Ascoli Piceno. Se è riuscito a mettersi in contatto con qualcuno di loro, sarà stato un gioco lasciare l’Abruzzo e tornare a Roma, da dove era arrivato.
Sulla vicenda si fa sentire anche il Sindacato unitario lavoratori polizia (Siulp). «Avremmo preferito non essere facili profeti», dice il segretario provinciale Francesco Antonio Morganti, «ma era inevitabile che il grido d’allarme e la forte preoccupazione lanciati in questi ultimi anni da questa o.s. sulla precaria e insostenibile situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica in provincia, continui a dare puntualmente i suoi “frutti” manifestandosi con tutta la forza e ingenerando grande preoccupazione tra l’opinione pubblica». Almeno da un decennio il Siulp lotta «contro il blocco del turn over che da 20 anni non permette un adeguato ricambio generazionale degli organici; contro la chiusura dei presidi polizia (Stradale di Vasto e Ortona); contro l’inadeguatezza della dotazione di mezzi, (autovetture obsolete,) e materiale operativo (caschi inutilizzabili); contro la mancanza di una cella di sicurezza in tutta la provincia; contro l’indifferenza e la sottovalutazione di tutti i problemi esposti da parte delle autorità che per prime dovrebbero adoperarsi per la loro risoluzione. Ma come sempre il prezzo più alto lo pagano i colleghi, al fianco dei quali il Siulp si schiera ed esprime loro la massima solidarietà, con l’impegno di vigilare sugli sviluppi futuri della vicenda, affinché tutti si assumano le proprie responsabilità. (a.i.)