Ex Banca Marche condannata per usura

Il tribunale: tasso soglia superato al momento della pattuizione dei prestiti La vittima è un costruttore chietino che ha riavuto indietro 92mila euro
CHIETI. Non erano interessi normali quelli, molto esosi, applicati dalla vecchia Banca Marche ai due mutui chiesti da un noto imprenditore edile di San Giovanni Teatino. Si trattava, invece, di interessi usurari, come ha accertato il tribunale di Chieti che per questo motivo ha condannato l’istituto di credito.
La sentenza è stata firmata dal giudice Camillo Romandini. Il tribunale ha stabilito che la banca dovrà ora restituire gli «interessi corrispettivi» pagati, mentre quelli richiesti a titolo di mora, quando ormai l’imprenditore edile non ce la faceva più a pagare, sono stati dichiarati nulli.
Il costruttore vittima di usura ha dunque potuto contare su un risparmio di 92mila euro.
La vicenda ha avuto inizio quando l’imprenditore edile si è trovato in difficoltà con i pagamenti delle rate relative ai due mutui accesi con l’istituto di credito. Secondo la banca l’importo dovuto ammontava complessivamente a 327.743 euro.
Non riuscendo più ad onorare il debito, il costruttore si è risvolto allo studio legale degli avvocati Gabriele Balice e Paolo Cardone, che già in precedenza, nell’agosto del 2016, erano riusciti a far condannare un’altra banca del territorio per usura.
Lo studio legale si è avvalso della consulenza tecnica del proprio perito di fiducia, Cristina Di Gaetano.
Anche il tribunale si è avvalso di un proprio consulente. Sono stati così rilevati tassi contrattuali superiori alla soglia antiusura. E questo, ha rilevato il tribunale, è avvenuto sin dalla data della stipula del rapporto.
Il giudice ha ritenuto valida la tesi del ricorrente e ha inviato gli atti alla procura della Repubblica per i relativi accertamenti riguardo eventuali profili penali.
Scrive Romandini nel dispositivo della sentenza: «Nel caso di specie, il ctu - vale a dire il consulente tecnico d’ufficio - ha rilevato come con riferimento ad entrambi i contratti di mutuo chirografario il tasso soglia sia stato superato già al momento della pattuizione in particolare essendo stato applicato un tasso di mora pari al 10,94% laddove quello soglia all’epoca della stipula del primo contratto era pari al 10,26% e un tasso di mora pari all’11,37% invece di quello soglia pari al 9,86% per l’altro contratto di mutuo».
«Questa sentenza», hanno commentato con soddisfazione i due legali Balice e Cardone, «si schiera contro quei comportamenti illegittimi troppo spesso tenuti dagli istituti di credito che applicano condizioni illecite in danno dei correntisti».
«È una prassi oramai diffusa e fastidiosa», concludono Balice e Cardone, «in quanto gli imprenditori, già costretti di questi tempi a dover fronteggiare la crisi economica, sono costretti anche a fare i conti con esborsi illeciti e non dovuti».
«Come è accaduto in questo caso con i due mutui accesi con la vecchia Banca Marche». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

