Ex Berardi, stop all’appalto da 7 milioni

I giudici annullano l’affidamento della gara: «Due società vincitrici hanno i vertici coinvolti in un’inchiesta sul post-sisma»
CHIETI. I giudici amministrativi danno lo stop al maxi appalto da 7 milioni di euro per realizzare la nuova sede dell’Agenzia delle entrate all’interno dell’ex caserma Berardi. Il motivo? «Due figure apicali» dell’associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata la gara non hanno dichiarato di essere coinvolti in un’inchiesta penale sulla ricostruzione dell’Aquila. È una battuta d’arresto che fa slittare ancora la nascita della più grande opera inserita nel progetto pilota per creare a Chieti una cittadella della pubblica amministrazione con uffici e scuole. Il Tar di Pescara ha annullato il provvedimento con cui il Provveditorato per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna, il 7 giugno dello scorso anno, aveva disposto l’aggiudicazione in favore del raggruppamento composto da Costruzioni Ingg Penzi spa (capogruppo), Gi.so. srl, Later srl, Sebastianelli Mario Costruzioni srl e Atec srl (mandanti) per un importo di 4.973.436,95 euro. È stato dunque accolto il ricorso presentato dal Consorzio Stabile Com di Modugno (Bari), assistito dagli avvocati Francesco Paolo Bello e Saverio Nitti, che si era classificato secondo.
«Due figure apicali di due differenti società» che costituiscono l’associazione temporanea di imprese risultata vincitrice sono imputati in un procedimento pendente da anni davanti al tribunale dell’Aquila. Attualmente il caso è arrivato al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio. La sentenza del Tar (presidente Paolo Passoni, consigliere Renata Emma Ianigro, consigliere estensore Massimiliano Balloriani) contiene una serie di omissis che coprono i nomi degli imputati. «I capi di imputazione», sostiene nel ricorso il Consorzio Stabile Com, «riguardano tutti episodi rilevanti in quanto tesi ad “influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante”. Tali accadimenti, pur intervenuti prima della gara (avvio delle indagini) e in corso di gara (richiesta di rinvio a giudizio), non sono stati minimamente segnalati» da due delle società vincitrici al Provveditorato «in violazione» dell’articolo 80 del decreto legislativo del 2006.
Scrivono i giudici: «Appare ininfluente la circostanza che nel caso di specie si sia trattato di una omissione di una circostanza rilevante e non di una dichiarazione falsa. Sussisteva pertanto l’obbligo di dichiarare la pendenza di queste indagini; obbligo strettamente connesso con quello della stazione appaltante di valutare tali fatti in quanto rilevanti al fine del giudizio di affidabilità». Per il Tar, dunque, «al di là della prova delle responsabilità ascritte», si tratta di fatti «di rilevante gravità e relativi proprio all’aggiudicazione ed esecuzione di contratti pubblici».
Secondo il progetto, l’ex caserma di via Ferri diventerà un polo logistico amministrativo di circa 23mila metri quadri e ospiterà le caserme dei comandi provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, il liceo scientifico Masci e gli uffici, oltre che dell’Agenzia delle entrate, della Ragioneria territoriale dello Stato, della Direzione territoriale del lavoro, dell’Archivio notarile e dei Monopoli. L’obiettivo? Un risparmio dei canoni di locazione di oltre due milioni di euro l’anno per il comparto pubblico.

