Ex biblioteca devastata: ecco le foto choc

L’edificio della Villa nelle mani degli sbandati tra libri distrutti, sacchi a pelo dei senzatetto e preservativi insanguinati
CHIETI. Il regno del degrado e della devastazione è nel cuore della villa comunale, a pochi passi da dove le mamme spingono i passeggini con i loro bimbi, i ragazzini giocano a calcio, le istituzioni organizzano manifestazioni pubbliche nei giorni di festa con tanto di picchetti e gonfaloni. Nel parco più grande della città basta varcare un piccolo cancello con il lucchetto aperto e scendere due rampe di 27 scalini per arrivare all’ex biblioteca regionale, il più imbarazzante simbolo di una politica fatta di annunci, incapace di intervenire e cercare di mettere un freno – anche solo aggiustando le porte scassinate e ora spalancate – ai vandali che sono tornati a distruggere tutto all’interno dell’immobile chiuso dopo il terremoto del 2016.
In altre parole: l’ex Gil, o meglio conosciuta come l’edificio delle mattonelle rosse, in attesa dei lavori milionari annunciati dalla Regione ma sui cui tempi nulla è stato comunicato, resta saldamente in mano a sbandati e tossicodipendenti, che hanno eletto la struttura a covo per trascorrere notti all’insegna di sesso (come testimoniano i preservativi insanguinati abbandonati sui libri), droga (come dimostra tutto l’occorrente per fumare eroina lasciato in bella mostra su un tavolo) e alcol (vedi i cocci di bottiglie di vetro e i bicchieri sparsi un po’ ovunque).
Basterebbe una scintilla fuori controllo, un’eventualità tutt’altro che remota considerando gli attuali frequentatori dell’edificio e le loro abitudini deviate, per provocare un incendio che sarebbe alimentato dal groviglio di faldoni, di centinaia di libri e volumi rovesciati a terra, di materiale di ogni genere. Un rogo che difficilmente lascerebbe scampo ai senzatetto che qui hanno deciso di dormire, e due sacchi a pelo abbandonati ne sono una prova lampante. Sono immagini che indignano e preoccupano. Ma, evidentemente, non coloro che avrebbero il compito di intervenire.
I teppisti non hanno risparmiato nulla: sono stati distrutti anche i bagni, con i lavandini presi a martellate per il puro gusto di fare danni. Tutto intorno, come se non bastasse, ecco le scritte inquietanti sui muri, i pezzi di soffitto crollati e i fili elettrici penzolanti. In un’altra ala della struttura era ospitato l’ufficio di coordinamento provinciale della Direzione sanità della Regione. Restano sedie sfondate, scrivanie rovesciate e decine di faldoni contenenti documenti anche con dati sensibili e oggi consultabili da chiunque decida di entrare in questo edificio pubblico lasciato morire.

