Ex Blutec in sciopero Si ferma anche la Sevel

Atessa, protestano gli operai della ditta dell’indotto rimasti senza stipendi La rabbia dei lavoratori e dei sindacati: «Ora andiamo avanti a oltranza»
ATESSA. Stipendi non versati per 180 dipendenti ed è sciopero ad oltranza alla ex Blutec, oggi Ingegneria Italia di Atessa. Da lunedì sera alle 23 i dipendenti hanno incrociato le braccia per il mancato versamento delle retribuzioni mensili. Ed è subito effetto domino per la Sevel, il colosso dei furgoni che ieri pomeriggio ha dovuto sospendere le lavorazioni al secondo e terzo turno e al primo di oggi per mancanza delle forniture dell’azienda dell’indotto che realizza traverse sottoplancia. Una situazione gravissima che in queste ore sta toccando il culmine visto che in tutta Italia la ex Blutec non ha versato gli stipendi ai dipendenti.
«Lo sciopero proseguirà ad oltranza», dicono i lavoratori, «finché non vedremo accreditati gli stipendi sui nostri conti correnti». Da mesi nella ex Blutec si trascina una situazione difficile. Condizioni di sicurezza precarie, mancata erogazione dei buoni pasto, una cattiva organizzazione gestionale e altri problemi che avversano quotidianamente il lavoro e la serenità dei dipendenti stanno mettendo a dura prova la tenuta dello stabilimento. «Ci troviamo al centro di un braccio di ferro tra Fca e Blutec», dichiara Giuseppe Colantonio, rsu Fim Ingegneria Italia, «e siamo allo stremo. Speriamo che questa vicenda si risolva nel più breve tempo possibile». «Siamo molto preoccupati», interviene Amedeo Nanni, che, come rsa Sevel è intervenuto ieri mattina davanti alla fabbrica dei colleghi ex Blutec, «la situazione si sta facendo molto pesante per tutti e anche in Sevel diventa difficile programmare i recuperi». E i sindacati fanno quadrato attorno ai lavoratori. «Questa direzione da oltre un anno e mezzo sta arrecando danni pesantissimi ai lavoratori e al territorio», dice Achille Di Sciullo, Uilm, «deve farsi da parte e lasciare spazio a chi vuole investire visto che non sta spendendo nemmeno un euro in investimenti». «La precarietà finanziaria ed economica di questo gruppo» sottolinea Davide Labbrozzi, Fiom, «ha superato ormai ogni limite. Lo sciopero ha l’obiettivo di ristabilire una condizione di normalità per i lavoratori e non arretreremo di un solo passo finchè non l’avremo ottenuta». «Siamo a un punto di non ritorno», considera Gianluca Gagliardi, segretario provinciale Fismic, «i lavoratori ancora una volta vengono usati come un ariete perchè si possa dire che l’indotto ferma il gigante Sevel. La verità è che tutti gli accordi presi in presenza dell'amministratore delegato sono stati disattesi: stipendi non pagati, fondo Cometa, contributi Inps, fornitori. Siamo stanchi». «Andremo avanti fino in fondo», promette Fabio Cocco, coordinatore regionale Usb, «e non ci preoccupa la Sevel che alla fine può recuperare i turni persi, ma la condizione di quasi 200 dipendenti che per avere garantito un diritto perdono salario ogni mese».

