Ex carabiniere ucciso, coppia in carcere

Moglie e marito incastrati da telecamere, testimoni e celle telefoniche. A sparare potrebbe essere stata la donna
CHIETI. Ad inchiodarli sono state le immagini delle telecamere, le celle telefoniche e le testimonianze di chi ha assistito all’agguato. Giuseppe Spagnulo, 54 anni, operaio comunale, e la moglie Francesca Angiulli (50), casalinga, entrambi originari di Taranto e da tempo residenti a Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno: sono loro, secondo la procura, ad aver ucciso con almeno quattro colpi di pistola l’ex carabiniere Antonio Cianfrone, 50 anni di Mozzagrogna, padre di due figli. I coniugi sono stati sottoposti a fermo ieri pomeriggio, una settimana dopo il delitto: accusati di omicidio premeditato e porto di arma da fuoco in concorso, lui è rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto e lei in quello di Teramo. Il movente resta un giallo: potrebbe essere riconducibile a vecchie ruggini tra la coppia e il maresciallo, ma al momento si tratta solo di un’ipotesi.
L’AGGUATO. Cianfrone, ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Monsampolo, era sospeso dal servizio dal 2015 per una storia di presunte mazzette e regalie. Separato, viveva con la compagna e, anche dopo l’inchiesta, era rimasto nelle Marche, dove si era trasferito anni fa. Mercoledì scorso, al mattino, due killer lo hanno raggiunto mentre stava correndo, come faceva spesso, lungo la pista ciclopedonale di Spinetoli che si sviluppa parallela al fiume Tronto.
LE INDAGINI. Due persone sono state viste in zona e una ragazza ha assistito all’omicidio, vedendo una figura sparare quattro colpi contro la vittima, dirigersi poi verso una moto dove ad attenderla c’era il complice e insieme sono fuggiti via per le vie che incrociano la ciclabile. Un’altra donna ha riferito ai carabinieri del nucleo investigativo di Ascoli di aver visto i due scappare e ha descritto la persona alla guida della moto come robusta e quella dietro più esile. Ha sospettato che fosse una donna perché ha visto un ciuffo di capelli spuntare dal casco integrale. In base a queste testimonianze, potrebbe essere stata proprio la donna a fare fuoco. Dall’analisi del traffico telefonico dei cellulari è stata riscontrata la presenza dei coniugi Spagnulo sulla scena del crimine in orario compatibile con l'omicidio. Non solo: nel loro garage è stata sequestrata nei giorni scorsi una moto, appartenente al figlio, che si sospetta sia quella usata per l'omicidio.
I TESTIMONI. Il procuratore della Repubblica di Ascoli, Umberto Monti, ha sottolineato la «piena collaborazione delle diverse persone che hanno assistito alle fasi dell’omicidio e ai momenti antecedenti e successivi; tutti hanno dimostrato lucidità, franchezza e ampia disponibilità a riferire tutto quello che sapevano e che avevano visto, senza mai mostrare reticenze». Alle indagini hanno contribuito anche la squadra mobile e la guardia di finanza, che ha messo a disposizione hardware e software per l'analisi di apparati informatici e le proprie competenze per gli accertamenti patrimoniali.
CHI SONO I FERMATI. Spagnulo, come riferiscono i carabinieri, ha precedenti: è arrivato nelle Marche negli anni Novanta per scontare una condanna nel carcere di Marino del Tronto.
In sella a una Kawasaky, nel 2009, morì il loro figlio maggiore. Il responsabile, un autista delle Poste italiane, è stato condannato e la famiglia risarcita, anche se un'ulteriore richiesta di danni pende in sede civile. Ma Cianfrone non ha comunque mai indagato su quell’incidente mortale.
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