«Ex Carichieti, ecco com’è arrivato il crac»

Cgil, Fabi e Cisl ricostruiscono gli ultimi 7 anni dell’istituto di credito per denunciare clientelismo e pesanti commistioni
CHIETI. «Pesanti ingerenze e sfrenato clientelismo». Sarebbero stati questi i mali che hanno portato al collasso la ex Carichieti secondo tre sindacati dei bancari che hanno rimesso in fila quanto successo negli ultimi sette anni alla ex Carichieti. Pubblicando anche documenti riservati, Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno messo in rete un piccolo libro sulla storia della banca, dal 2010 al 2017. L’hanno chiamato “La fine dei fatti” ed è consultabile al sito internet www.librocarichieti.it.
Ieri, nella sede regionale della Cgil a Pescara, i tre rappresentanti dei sindacati, Francesco Trivelli (Cgil), Domenico Avitto (Fabi) e Claudio Bellini (Cisl), hanno presentato il libro e hanno spiegato il perché dell’operazione orientata a far luce sul passato.
«Descriviamo in questo lavoro un pezzo di storia che ha portato alla distruzione di una banca», ha detto Trivelli, «130 pagine che servono anche per dire alla nuova dirigenza di Ubi che a nostro avviso ci sono ancora problemi da risolvere».
«Abbiamo voluto fare questo lavoro per dare il nostro contributo alla ricostruzione di quello che è successo, che per il nostro territorio ha la portata di un terremoto», ha continuato Bellini, «dando questo contributo alla ricostruzione di sette anni di storia della ex Carichieti, vogliamo anche testimoniare il fatto che noi ci siamo sempre stati in questa realtà e, quando è stato necessario, abbiamo sempre denunciato, anche direttamente alla Banca d’Italia. Già a partire dal 2012 a nostro avviso i conti non erano a posto. C’erano state diverse ispezioni di Bankitalia e, nonostante tutto, la banca ha continuato a non essere gestita in maniera oculata. D’altronde non sveliamo niente visto che anche l’ex presidente delle good bank Roberto Nicastro ha ribadito lo stesso concetto di fronte alla commissione banche».
«Ci sono state commistioni tra management, politica, sindacato e interessi privati», dice Avitto, «una unione di interessi che ha avuto come risultato quello di indebolire la banca. noi abbiamo sempre combattuto dall’interno certe situazioni, pur scontrandoci con un clima ostile e difficile».
Non dimenticare fatti e personaggi di questa storia e accertare tutte le responsabilità, per i sindacati è importante anche per ripartire. «Abbiamo trovato in Ubi un buon interlocutore», ha detto Trivelli, «abbiamo fatto un accordo che salvaguarda i posti di lavoro, scongiurando licenziamenti ed esternalizzazioni. Ci saranno comunque disagi. Basti pensare che Chieti perderà la direzione generale della banca dove attualmente lavorano in 170. Dal 26 febbraio, giorno dell’integrazione, non ci sarà più questo ufficio ma solo una direzione territoriale. E generalmente le direzioni territoriali di Ubi hanno al lavoro meno di 20 persone. A Chieti alta», continua il sindacalista, «chiuderà l’agenzia 1, ben quattro filiali saranno chiuse a Pescara. 12 saranno quelle soppresse in tutto Abruzzo. Registriamo, comunque, l’atteggiamento positivo di Ubi di voler portare lavorazioni sul territorio, proprio per evitare la perdita dei posti di lavoro». (a.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

