Ex Carichieti, il fallimento è inevitabile

3 Maggio 2016

Il commissario spazza via ogni speranza: zero euro di attivo. Sentenza entro due mesi. La nuova banca punta al web

CHIETI. Zero euro all’attivo, 45 milioni di debiti: il futuro è già scritto. Il fallimento dell’ex Carichieti è inevitabile. Ma non bastano i conti in rosso ricostruiti al centesimo dal commissario liquidatore, Massimo Bigerna: dev’essere il tribunale a sentenziarlo. La prima udienza per la dichiarazione dello stato d’insolvenza, anticamera dell’inchiesta per bancarotta, è stata lampo: un quarto d’ora appena. Il tempo per sedersi intorno a un tavolo davanti al giudice relatore Nicola Valetta che dovrà, nelle prossime 48 ore, sciogliere la riserva, decidere di accogliere o respingere la richiesta di Bigerna.

Nel primo caso, relazionerà al collegio, presieduto da Camillo Romandini, che avrà due mesi per scrivere la parola fine alla storica ed ex Cassa di Risparmio cancellata dal decreto Salvabanche. Ma le cifre della vecchia banca e il futuro della nuova, ieri mattina, sono trapelate nell’anticamera della stanza del giudice dove, oltre a Bigerna, rappresentato dall’avvocato Pierluigi Tenaglia, erano presenti l’ex commissario Carichieti Francesco Bochicchio e l’Ad della nuova Carichieti, Salvatore Immordino. In giudizio si sono costituiti anche l’ex dg, Roberto Sbrolli e gli ex consiglieri Ennio Melena, Giuseppe Di Marzio e Giuseppe Martino, tutti e quattro assenti. Resistono alla dichiarazione d’insolvenza. E resisteranno, con gli altri ex amministratori, all’azione di responsabilità ricordata ieri da Bochicchio. Completano il quadro delle parti la pm Lucia Campo e Bankitalia che ha inviato un parere firmato dal governatore Ignazio Visco.

Il passato è nelle mani di Bigerna che dice: «Bisognava sacrificare qualcuno per mantenere in piedi la banca». Il futuro è affidato a Immordino, ex commissario, chiamato a traghettare la nuova banca verso chi l’acquisterà certamente in blocco con le tre consorelle Carife, Banca Marche e Banca Etruria, good bank che dalle vecchie hanno ereditato solo segni più e intravedono una rivoluzione epocale: l’addio alla banca tradizionale fatta di cassieri, clienti, prestiti micro o macro, scalzati da una nuova forma di far banca 3.0: multiservizi che corrono on line, in un grande network, per i quali non occorre un esercito di dipendenti, ma pochi giovani esperti di web. E’ una legge di mercato ineluttabile che comporterà tagli preceduti da incontri tra Ad, direttori di filiali e sindacati. Ma la via è obbligata. Torniamo però nell’anticamera del giudice prima che vada in scena il primo atto di un altro de profundis inimmaginabile due anni fa per i comuni mortali, chiarissimo invece e già da allora agli uomini di Bankitalia inviati a Chieti per stanare i veri conti dell’istituto di via Colonnetta. Ma rimani senza parole nel sentir dire che al loro arrivo in banca le sofferenze superavano i 300 milioni e che un anno di commissariamento ha fatto lievitare la cifra a 602 milioni scoprendo che le somme definite incagli erano in realtà del tutto inesigibili. Parliamo di prestiti a big dell’economia dell’area metropolitana. Grossi nomi che per mesi sono finiti sui giornali. Debitori milionari ai quali la vecchia banca ha continuato a dar fiducia anche se erano stracotti. Ma al fiume di sofferenze devono essere aggiunti 248 milioni di incagli. Ne risulta una somma finale da capogiro: 850 milioni di euro finiti nella bad bank ,“banca spazzatura” che ha fagocitato i milioni dei grandi sconfinamenti dell’ex Carichieti. Le altre due realtà si distinguono in Nuova Carichieti con 47 milioni di attivo, amministrata da Immordino che la traghetterà verso il nuovo proprietario (un fondo) e quindi nel web. E infine la vecchia banca condannata al fallimento, con 45 milioni di debiti comprese le obbligazioni subordinate che hanno fatto piangere 728 clienti.