Ex Carichieti, si decide sul fallimento

23 Maggio 2016

Dopo la fumata grigia di due settimane fa il giudice valuta l’istanza d’insolvenza sulla base dei nuovi documenti

CHIETI. Dalla fumata grigia a quella bianca? Cresce l’attesa per la decisione sull’avvio del procedimento di fallimento della Carichieti dopo che il giudice relatore, Nicola Valletta, ha disposto, lo scorso 9 maggio, la produzione di altri documenti nell’ambito della vicenda aperto con l’istanza di dichiarazione di insolvenza per l’ex Cassa di Risparmio di via Colonnetta, una delle quattro banche poste in risoluzione il 22 novembre del 2015.

La richiesta di fallimento dell’istituto di credito era stata presentata dall’avvocato Massimo Bigerna di Roma, commissario nominato dalla Banca d’Italia dopo che Carichieti è stata posta in liquidazione coatta amministrativa a dicembre 2015. I documenti domandati riguardano le varie fasi che hanno contraddistinto il passaggio da Carichieti “in bonis” fino alla liquidazione coatta amministrativa, dall’ultimo bilancio della società “in bonis” alla situazione sullo stato patrimoniale al 30 settembre del 2015, data quest’ultima posta a riferimento dell’avvio della procedura di risoluzione. Quindi con le ispezioni di Bankitalia di maggio e giugno del 2014, le relazioni del governatore di palazzo Koch, Ignazio Visco, e del ministro dell’Economia e delle finanze Pier Carlo Padoan del mese di settembre dello stesso anno e dell’operato dei commissari. Poichè il giudice ha fissato a venerdì scorso il termine per la produzione documentale, la nuova udienza del procedimento era stata fissata per oggi.

Nel corso della prima udienza del 2 maggio scorso, era emerso che, all’atto del suo insediamento nella veste di commissario, Bigerna ha trovato nell’istituto di credito di via Colonnetta debiti per 45 milioni di euro e un attivo pari a zero, e ciò sia in termini di liquidità e sia in termini di crediti. Di qui l’istanza per dichiarare l’insolvenza - anticamera dell’inchiesta per bancarotta - che dovrebbe essere decretata entro luglio. Ma l’udienza del 2 maggio fu rapidissima: durò appena un quarto d’ora.

Nel caso in cui venisse accolta la richiesta d’insolvenza, il collegio dei giudici, presieduto da Camillo Romandini, avrà due mesi di tempo per scrivere la parola fine sulla ex storica Cassa di risparmio della provincia di Chieti, cancellata nei mesi scorsi dal decreto Salvabanche. Dalle ispezioni eseguite due anni fa dagli uomini inviati da Bankitalia per appurare i conti dell’istituto di credito, venne fuori che le sofferenze superavano 300 milioni di euro e che un anno di commissariamento aveva fatto lievitare la cifra a 602 milioni scoprendo che le somme definite come “incagli” - i prestiti ai big dell’economia dell’area metropolitana - in realtà erano del tutto inesigibili.

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