Ex Honeywell, colloqui per le riassunzioni

Atessa. Selezioni da gennaio, a marzo i primi ingressi. Fim, Fiom e Uilm: la politica non metta le mani sulla vertenza
ATESSA . Inizia ora la fase più delicata della reindustrializzazione della voragine Honeywell. Uno stabilimento di oltre 10mila metri quadri da riempire di personale e di macchinari, una nuova attività da intraprendere, passando dalla realizzazione di turbo compressori a quella di componenti in acciaio, e 162 dipendenti da “scegliere” sui 330 che sono rimasti senza lavoro. L’accordo con la Baomarc, multinazionale in espansione grazie alla solidità del colosso Baosteel, il maggiore gruppo siderurgico cinese e uno dei maggiori produttori mondiali di acciaio, è ancora tutto da costruire. Lo sanno bene i sindacati che, tramite i rappresentanti territoriali di Fim, Fiom e Uilm (Primiano Biscotti, Davide Labbrozzi e Nicola Manzi) hanno incontrato ieri i dipendenti per illustrare la situazione. Da gennaio, spiegano, partiranno le selezioni dei 162 dipendenti da assumere (110 subito e 52 nella seconda fase). L’azienda farà dieci colloqui al giorno e da marzo cominceranno a entrare i primi assunti. I sindacati dovranno incontrarsi a metà gennaio con l’azienda in Regione per stabilire i termini della riassunzione. Al momento si sa solo che le assunzioni saranno a tempo indeterminato e che il trattamento economico sarà lo stesso di quello avuto in Honeywell. Le parti sociali metteranno sul tavolo alcuni elementi per mantenere, come specifica Labbrozzi (Fiom) «l’equilibrio tra la professionalità e il ruolo sociale, considerando ad esempio i carichi familiari». La Baomarc mette sul piatto 22milioni di euro di investimenti e 200mila euro per la formazione dei dipendenti. La seconda fase riguarderà l’apertura di un secondo stabilimento con una capacità produttiva di 100mila tonnellate di acciaio di cui 60mila serviranno alla Baosteel Italia, 12mila alla Baomarc e 28mila ai clienti della Val di Sangro. Potrebbe nascere un vero e proprio distretto dell’acciaio a diretto servizio della Sevel e del territorio. Ma i sindacati avvertono: «La politica non metta le mani su questa vertenza, non si faccia campagna elettorale su una disgrazia e sulla pelle di 330 famiglie». C’è chi ricorda che nei lunghissimi giorni di sciopero, e soprattutto quando ci fu da dare la tragica notizia della chiusura dello stabilimento, «le passerelle dei politici sono improvvisamente finite». «Non ci sono vincitori», interviene Manzi (Uilm), «ma famiglie che stanno aspettando risposte e molte non ne avranno». «Le istituzioni e non la politica», conclude Biscotti (Fim), «restano il nostro punto di riferimento in questa delicata trattativa che vogliamo seguire da molto vicino per non fare errori». E se da un lato i principali sindacati snobbano la visita del vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio, oggi alle 10 davanti allo stabilimento, l’Ugl chiama a raccolta i dipendenti: «Non essere presenti significherebbe mandare un messaggio di disinteresse che potrebbe riflettersi negativamente quando arriverà il momento di chiedere supporto nella fase negoziale», dice la rsu Giuseppe De Luca.

