Ex Ipab, Comuni morosi debito a 560mila euro

Gli Istituti riuniti senza più soldi: Chieti ha accumulato un buco di 125mila euro La commissaria De Thomasis: gli enti hanno già i fondi ma non ci pagano, è grave
CHIETI. Ci sono fatture non pagate risalenti al 2014. Sono 29 i Comuni morosi verso gli Istituti riuniti San Giovanni Battista e hanno accumulato debiti per oltre 560mila euro. Il caso più grave è quello del Comune di Chieti: l’arretrato è di 125mila euro. A seguire, nella classifica di chi non paga, ci sono il Comune di Pescara, che ha uno scoperto di 61mila euro, e quello di Crecchio con debiti per 40mila euro. Gli enti pubblici non pagano e la casa di riposo, che assiste 115 ospiti con 63 lavoratori, si ritrova in crisi e non ha i soldi per pagare gli stipendi di febbraio.
Chi paga e chi no. Si fa prima a dire quali sono i Comuni in regola (o quasi) con i versamenti delle rette: Francavilla ha appena saldato uno scoperto di 3.464 euro, Scafa è il più preciso e non ha neanche un euro di debiti, Spoltore deve la cifra di 5 euro, Torrevecchia Teatina 627 e Villamagna 1.664. Tutte le altre amministrazioni non pagano e c’è chi ha anche «rifiutato» le fatture inviate dagli Istituti riuniti: nel 2017, a mandare indietro gli atti sono stati Guardiagrele, Pennapiedimonte, Teramo, Atri, Ortona, Orsogna e L’Aquila.
La beffa dei fondi. «È grave che i Comuni, con i soldi già in cassa, continuano a non pagare le fatture che si riferiscono al 2017», spiega la commissaria degli Istituti riuniti Sandra de Thomasis, «in questo modo si provoca una situazione di liquidità finanziaria che si scarica sui dipendenti». Ai 63 lavoratori a tempo indeterminato vanno aggiunti i 30 delle cooperative di assistenza, cucina e pulizia. Infatti, la Regione ha già erogato alle amministrazioni comunali i finanziamenti da girare agli Istituti riuniti come «compartecipazione» alle rette: i soldi sono stati inviati a ogni Comune in due parti, la prima ad agosto e la seconda a dicembre. Quindi, se a oggi i Comuni sono ancora debitori vuol dire che si tengono in cassa quei fondi per il sociale oppure che li hanno spesi già per altro.
Lite politica. Ma non ci sono soltanto i debiti a mettere a rischio l’attività: la mancata nomina del consiglio di amministrazione della Asp 1 della provincia di Chieti è bloccata a causa di una lite politica tra i diversi schieramenti sul nominativo di un componente. Il centrodestra ha avanzato più volte la candidatura di Concezio Tilli ma, oltre al mancato accordo, ci sarebbero anche profili di incompatibilità secondo le direttive dell’Anac. «Fatto sta che dal 2011, anno di una legge regionale sul tema, nessuno è stato capace di portare all’operatività delle Asp», questo il grido d’allarme lanciato dai componenti delle rsu Fausta Ballatore, Emma De Vincentiis, Gabriele Mancini, Pino Palmerini e Patrizia Paolini. Dopo la lettera dei sindacati, il caso Istituti riuniti è stato mercoledì al centro di una riunione in prefettura tra i sindacati Fials, Cisl e Cgil con il prefetto Antonio Corona. Ora toccherà a Corona prendere in mano la situazione e spingere i Comuni a pagare.
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