Ex Ipab, sindacati in allarme «L’ente è ormai al collasso»

Chiesto alla Regione di modificare il regolamento con cui vengono dati i fondi Dipendenti pronti allo sciopero e al ricorso al Ministero e alla Corte dei Conti
CHIETI. Ammonta a circa 450mila euro il debito dei Comuni verso gli Istituti riuniti San Giovanni Battista. L’ente che assiste 110 pazienti, tra anziani e disabili, con circa 60 dipendenti, senza contare le ditte esterne, è ormai al collasso con mezzo milione di euro da incassare che rimane incagliato nelle casse dei Comuni. A denunciare l’estrema difficoltà dell’ex Ipab sono stati ieri sindacati e rsu. Il tavolo sindacale era formato da Michele Tosches e Vincenzo Traniello della Cisl, Giordano Di Fiore della Fials, Fiorella Colantoni della Cisas, Antonio De Lutiis della Cgil, Leonardo De Gregorio della Ugl e dai rappresentanti della rsu Emma De Vincentiis, Gabriele Mancini, Rosalia Pini, Anna Rita Salvati e Patrizia Paolini. Tutti insieme hanno minacciato scioperi e lanciato appelli a Regione, Comune e Prefettura. «Alla Regione chiediamo di modificare il regolamento della compartecipazione economica dei Comuni alle spese dell’ente», dice Mancini, «non è possibile che i soldi, che vengono erogati nei tempi dalla Regione, quando arrivano ai Comuni, che li dovrebbero semplicemente girare a noi, si blocchino sempre. L’ente per questo motivo si è fortemente indebitato: abbiamo problemi con i fornitori e anche con le cooperative esterne che non vogliono più lavorare con noi». Al Comune, oltre a sollecitare gli oltre 100mila euro dovuti, i sindacati chiedono di risolvere il problema della mancata costituzione del consiglio d’amministrazione dell’ente, fermo sul nome di Concezio Tilli, nomina contestata per motivi di supposta illegittimità. Se non si supera l’ostacolo Tilli, il cda non può nascere e l’istituto continua ad andare avanti con commissariamenti di sei mesi in sei mesi che non permettono una politica di scelte a lungo termine. Tocca al Comune di Chieti risolvere questo nodo e i sindacati chiedono che lo faccia al più presto. Infine l’appello rivolto al prefetto Antonio Corona perché faccia in modo che i Comuni paghino il dovuto. «La questione è già approdata sul tavolo prefettizio, da cui ci aspettavamo un intervento deciso che purtroppo non è arrivato», dice il rappresentante Fials Di Fiore che è anche vice sindaco di Scafa, unico Comune sempre in regola con i pagamenti. «Se l’intervento del prefetto non arriva», continua Di Fiore, «siamo pronti a chiederne conto al Ministero e alla Corte dei conti». L’istituto attende ancora che vengano pagate le fatture risalenti addirittura al 2014, all’anno cioè in cui è entrata in vigore la legge sulla compartecipazione. Del 2014 mancano all’appello 27.296 euro. Del 2015 bisogna ancora incassare 49.576 euro. Del 2016, 84.722 euro. Del 2017, 286.144 euro. Per quanto riguarda il 2017, il debito più grande è quello del Comune di Chieti, che supera gli oltre 100mila euro. Pescara ha pagato da poco i suoi 61.229 euro. Teramo ha invece rifiutato la sua fattura di 16.648 euro, giudicandola viziata da problemi burocratici. Stessa cosa anche per Ortona, che avrebbe dovuto pagare oltre 30mila euro. Lanciano deve dare oltre 22 mila euro. Non stupisce, a questo punto, che stiano per partire i decreti ingiuntivi contro i Comuni morosi.

