Ex Poste ed ex Dc, scontro sull’asta
San Salvo, la maggioranza tenta l’acquisto degli immobili tra le polemiche
SAN SALVO. Il consiglio comunale autorizza la partecipazione dell’ente all’asta pubblica per l’acquisto dell’edificio delle ex Poste in via De Vito e della storica sede della Dc in via Marconi, ma l’opposizione non partecipa alla riunione dell’assise civica.
«L’amministrazione non solo non dice cosa vuole fare con i due edifici, ma non ci ha concesso neanche il tempo necessario per approfondire le carte che ci sono state consegnate il pomeriggio prima della riunione dell’assise civica», spiegano Marika Bolognese, Gennaro Luciano, Antonio Boschetti e Fabio Travaglini, «è per questo motivo che non abbiamo partecipato al consiglio comunale convocato in via d’urgenza per discutere di un punto importante che merita la giusta attenzione e riflessione. Così è difficile amministrare soprattutto quando l’obiettivo è il bene della città. Valuteremo l'eventuale ricorso alle autorità contabili e penali».
Per la sindaca Tiziana Magnacca la partecipazione all’asta ha come finalità la tutela dell’interesse pubblico. «Il Comune di San Salvo parteciperà alla gara, concorrendo con i privati, auspicando che possa aggiudicarsi i due lotti per la città e nell’interesse pubblico che è sempre supremo», dice Magnacca, «vogliamo evitare che quegli spazi, tanto importanti per decongestionare il cuore del centro storico, vengano occupati dai privati che finirebbero per realizzare altre residenze (sostenuti da tutti i bonus fiscali e urbanistici che sono oggi in vigore) e che creerebbero altra grave penuria di parcheggi e di spazi pubblici. Sostengo con convinzione che l’interesse pubblico di acquisire l’edificio dell’ex Ufficio postale e l’ex sede della Democrazia Cristiana è insito nella realizzazione di nuovi parcheggi ed altri spazi pubblici, tra cui parco verde e giochi per i bimbi del quartiere. Se quegli edifici dovessero andare nelle mani dei privati, oltre a peggiorare la vivibilità del quartiere, si andrebbe a determinare in maniera irreversibile la trasformazione in negativo di quella zona con la colata di ulteriore cemento, che non porterebbe alcun beneficio utile alla città oltre a recare danno al centro storico». (a.b.)

