Fa a botte con il ladro della sua bicicletta

Il proprietario del mezzo lo affronta: entrambi finiscono all’ospedale e sul banco degli imputati
VASTO . Ruba una bicicletta, il proprietario dopo qualche giorno risale a lui. Fra i due uomini, allora, nasce una violenta colluttazione. Il ladro riempie di botte il derubato, che finisce in ospedale con una prognosi di 30 giorni, ma viene a sua volta ferito e deve chiedere aiuto al Pronto soccorso. Alla fine i due sono finiti entrambi a giudizio. Ieri è cominciato il processo. Il presunto ladro, I.L., 34 anni, di origine marocchina, deve rispondere di furto e lesioni aggravate; l’altro, C.P., 61 anni, di Vasto, è accusato di lesioni, con l’aggravante di avere usato un coltello.
A difendere i due rivali-imputati sono gli avvocati Arnaldo Tascione e Alessandro Orlando. Dopo le prima battute l’udienza è stata aggiornata al mese di giugno. La vicenda risale al luglio di due anni fa. Stando al capo di imputazione, firmato del sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Vasto Gabriella De Lucia, I.L. al fine di ricavare qualche soldo si sarebbe impossessato, per rivenderla, della bicicletta mountain bike Top Bike, marrone a strisce rosse e gialle, del 61enne. Dopo qualche giorno, scoperto l’autore del furto, C.P. lo aveva affrontato. Fra i due era nata una discussione e dalle parole i due erano passati alle mani. Il marocchino, afferrato alla gola il 61enne, lo avrebbe colpito con calci e pugni facendolo cadere a terra. Davanti al rivale ferito e disteso sull’asfalto, avrebbe continuato a colpirlo procurandogli un trauma cranio-facciale, diverse fratture e l’infrazione di alcune costole. Lesioni che obbligarono C.P. all’immobilità per molti giorni. Ma l’uomo a sua volta colpì il rivale alla mano sinistra con un coltello, procurandogli una profonda ferita al palmo della mano che venne suturata con 15 punti dagli operatori del Pronto soccorso. Secondo la difesa di C.P. si trattò di legittima difesa. Le forze dell’ordine rimisero un dettagliato rapporto all’autorità giudiziaria. Secondo l’accusa, invece, il fatto che C.P. avesse con sé un coltello da cucina preso da casa non depone a favore dell’imputato, che quindi dovrà rispondere del possesso ingiustificato di un’arma da taglio. La vicenda a suo tempo divise la città. Il compito dei difensori è tutt’altro che semplice. Entrambi i legali faranno parlare i certificati medici che attestano che entrambi i protagonisti della furiosa baruffa ne uscirono malconci. Un ruolo importante lo avranno i testimoni chiamati a comparire in aula a giugno. (p.c.)
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