Fa freddo al Pomilio, arrivano i carabinieri

10 Gennaio 2015

CHIETI. In aula con borse termiche e stufette elettriche portate da casa. Termosifoni accesi per poche ore e persino professori che preferiscono lasciare la cattedra per spostarsi vicino al radiatore,...

CHIETI. In aula con borse termiche e stufette elettriche portate da casa. Termosifoni accesi per poche ore e persino professori che preferiscono lasciare la cattedra per spostarsi vicino al radiatore, quando è in funzione. E’ la scuola ai tempi della Provincia con la cinghia tirata al massimo, tutti sanno che bisogna risparmiare il più possibile perché soldi non ce ne sono. Ma al Pomilio ieri è scattata la protesta e per la prima volta a chiamare i carabinieri sono stati gli stessi ragazzi che non sono entrati in aula. Per gli oltre 600 allievi dell’istituto professionale la ripresa dopo i 15 giorni di vacanze natalizie è stata a dir poco gelata. «Nelle aule del terzo piano, la parte più fredda dell’edificio», dice il rappresentante d’istituto Daniele Natale, «c’erano 12 gradi». La preside, Anna Maria Giusti, sentito il responsabile per la sicurezza Michele Guerra, aveva infatti deciso di spostare gli alunni del terzo piano nelle più calde aule di laboratorio. Ma la soluzione non è servita a calmare gli animi dei ragazzi che ieri hanno lasciato le classi e si sono riversati sui corridoi minacciando scioperi e occupazione. Sono poi arrivati i carabinieri (nel frattempo, però, pare che i radiatori funzionassero a palla) hanno parlato con i rappresentanti d’istituto e, pur capendo le loro ragioni, li hanno convinti a far tornare in classe gli studenti. La preside, dal canto suo, ha detto di aver già chiesto alla custode di accendere il riscaldamento dal giorno prima del ritorno a scuola, nonostante gli orari dettati dalla Provincia. Di più non si poteva fare. (a.i.)